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Il VenerdÌ Di Repubblica

Bere a suon di musica
ha tutto un altro gusto … Il vino cambia sapore seguendo gli accordi musicali. L’euforia, la baldanza e la malinconia svelate dalla musica, ne condizionano il gusto. La teoria che le note di Bach o quelle di Mozart e via di seguito possano cambiare il bouquet di un vino, nasce, non senza una vena di stupore, da un esperimento realizzato all’Istituto alberghiero Antonio Nebbia di Loreto.
Il professor Sergio Sgarbi, che studia come le armonie influenzino il grado zuccherino del vino, ha riunito quattro sommelier dell’Ais (Associazione italiana sommelier), e altrettanti professori appassionati degustatori. Al resto, ha pensato il direttore del conservatorio di Ferrara, Giorgio Fabbri, che ha fatto ascoltare brani di Bach, Mozart, Charlie Parker, Brahms. Poi, dalla cantina Santa Cassella di Potenza Picena, nelle Marche, sono arrivati quattro vini usati per 36 degustazioni in bicchieri azzurri, in cui era difficile accertarsi del colore del contenuto.
Insomma, tutto alla cieca meno il risultato, evidente, cristallino, sotto gli occhi di tutti:
le papille percepivano un gusto diverso quando cambiavano le tonalità musicali. Ma come è possibile che la musica influenzi il gusto del vino? Il professore Alfio Cascioli, psicoterapeuta e presidente della Scuola Romana di Psicologia del lavoro, spiega che la musica modifica il nostro cervello e quindi le nostre percezioni: “È probabile, dunque, che il sapore di una bevanda venga modificato dalla condizione psichica della persona che la sta bevendo”.
Non è il vino che cambia sapore, ma è il bevitore che cambia la sua percezione del gusto. Una nota lieta può accelerare il battito del cuore e trasformare una cena noiosa in un vivace simposio, e rendere il vino più dolce. Spiega sempre Cascioli “Non tutte le persone sono coscienti del mutamento. Il gusto del vino varia se il soggetto che lo assaggia è capace di cogliere le sfumature del bouquet, come in questo caso i sommelier”.
Ma il professore Sergio Sgarbi non è d’accordo: “Lo scienziato giapponese Masaru Emoto ha dimostrato già molto tempo fa come l’acqua abbia una “memoria” e come la sua composizione chimica cambi a seconda delle vibrazioni a cui è esposta. È quindi possibile che anche il vino muti per le vibrazioni musicali”.
È dunque l’uomo che con i suoi umori modifica le cose o queste ultime si trasformano perché hanno un’anima? Aspettando la risposta, non resta che berci su.

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