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TUTELA

In Italia un quarto dei vigneti bio del mondo, ma non esiste ancora una banca dati del settore

Alberto Mazzoni, direttore Imt: “Consorzi non in grado di monitorare il trend di un modello produttivo strategico”. L’apertura di Regione Marche

“Il vigneto biologico italiano, merita maggior attenzione di quanto non ne abbia oggi. Rappresentiamo un quarto degli ettari vitati bio nel mondo, con un’estensione che nell’ultimo decennio è aumentata di oltre il 100%, ma ancora non abbiamo una banca dati sul settore per osservare il fenomeno, a partire dai suoi fondamentali, legati a produzione, confezionamento e vendita”. Così Alberto Mazzoni. direttore dell’Istituto Marchigiano Tutela Vini (Imt) e rappresentante dei Consorzi Italiani nel Comitato Vini del Ministero delle Politiche Agricole.
“A oggi - ha aggiunto Mazzoni - i Consorzi italiani non sono in grado di monitorare il trend di un modello produttivo sempre più strategico, né di assecondarne l’evoluzione attraverso maggiori punteggi nei bandi europei, nazionali e regionali.
Le Marche, tra le Regioni più bio in Europa in rapporto alla superficie vitata, hanno da poco siglato il Patto per il distretto biologico unico che, grazie alla partecipazione della Regione e di tutte le sigle del comparto, diventerà la più grande area europea attenta allo sviluppo di una pratica sostenibile e alla salute dei consumatori. All’assessore all’Agricoltura, Mirco Carloni - conclude Mazzoni -, nell’assicurare piena adesione al progetto, chiediamo ora di fare da apripista in ambito nazionale anche in chiave di monitoraggio, con una banca dati del vino biologico, la cui domanda è in fortissima ascesa in Nord Europa, negli Stati Uniti e in altri mercati strategici delle nostre produzioni, a partire dal Verdicchio”.
La risposta dell’Assessore all’Agricoltura della Regione Marche, Mirco Carloni, non si è fatta attendere, ed è stata di totale adesione alla proposta dell’enologo e manager Alberto Mazzoni. “Attivare una banca dati nazionale su produzione e vendita dei vini biologici - risponde Carloni - non è solo un’idea condivisibile ma anche una scelta strategica per far crescere una pratica a forte valore aggiunto che va nella direzione auspicata dalla Regione Marche. Sottoporrò l’istanza al Ministero delle Politiche agricole, certo che il Ministro Stefano Patuanelli e il Sottosegretario con delega al vino, Gian Marco Centinaio, ne comprenderanno il valore strategico. La scorsa settimana - aggiunge l’assessore Carloni - abbiamo siglato il Patto per il Distretto biologico unico della Regione, e il vino dovrà certamente essere un protagonista nella partita che giocheremo in favore dell’agroalimentare marchigiano ma anche dei consumatori, dell’ambiente e del turismo del territorio. Le Marche ha concluso vogliono essere identificate come l’avamposto italiano del biologico e i suoi vini hanno bisogno di strumenti strategici per continuare a crescere e ad assecondare un mercato in forte espansione”.
Oggi, secondo l’analisi del maxi-consorzio marchigiano, che tutela 16 Denominazioni regionali, con 652 soci, su 100 produttori di uve bio appena una decina lo confezionano come biologico. Una sperequazione che svilisce il lavoro fatto nei campi, e azzera un potenziale valore aggiunto di prodotti di alta qualità in grado di fare mercato. Secondo Sinab, il sistema d’informazione del Ministero delle Politiche Agricole, la superficie nazionale del vigneto bio italiano è di 107.000 ettari, con un’incidenza del 17% sul totale delle coltivazioni. Le Marche del vino hanno una fortissima identità green, e occupano la terza posizione tra le regioni a maggior concentrazione bio in vigna (34% sul totale vigneto), dietro a Calabria e Basilicata. Secondo una recente indagine svolta dall’Osservatorio Vinitaly-Nomisma Wine Monitor sulle aziende vitivinicole del Belpaese, i vini biologici, assieme a quelli sostenibili, saranno quelli che cresceranno maggiormente nei consumi in Usa, Uk, Germania, Giappone e Australia, ben più di altre tipologie di tendenza, come i vini a basso contenuto di alcol o i vini rosé.

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