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Io Donna

La doppia anima della California … Il sapore antico dei filari di vigne pregiate nella Napa Valley e la corsa al futuro nei quartieri generali di Google e Apple nella Silicon Valley. Il viaggio ha due facce nello Stato più liberal degli Usa. Ma un’unica parola d’ordine: innovazione... Per ogni vitigno c’è una rosa. La Purple Haze è a guardia dei vitigni a bacca rossa, la Regina delle Nevi dei bianchi. Sono queste le sentinelle che avvertono se i parassiti minacciano la vite. Accade in California: il posto delle fragole, della ricerca ostinata, della controcultura, oggi dell’utopia digitale. Nella terra dove è stato creato un Brut Rosé solo perché Barbra Streisand ha dato un concerto dopo 20 anni di silenzio, due dottorandi di Stanford, interrogandosi su come catalogare il materiale bibliografico dell’università, hanno creato Google, il motore di ricerca più rivoluzionario al mondo. Che sia vino o innovazione, la matrice è la stessa: una terra fertile e asciutta, al 38° parallelo Nord, come nell’estremo Salento, dove orti e frutteti sono diventati fucina di talenti. E il viaggio è piacere ma anche food, nutrimento per la mente. Il fenomeno del vino californiano è esploso nel ’76. Una degustazione alla cieca, a Parigi, mise sul podio del vincitore un Cabernet Sauvignon della Napa Valley. Fu allora che il mondo si accorse che esisteva un fazzoletto sabbioso e ventilato, a 90 km da San Francisco, dove le viti erano state portate dagli emigranti: dalla contrada salentina di Sinfarosa, il nome di una nobildonna vissuta tra Manduria e Avetrana, partirono, avvolte in teli contadini, le viti di Primitivo diventate note con il nome dalmata di Zinfandel. Prima del boom, questa California era abitata da sequoie secolari: “padelle per le oche”, nelle cui cavità trovavano ricovero gli animali. Nel suo ranch di Sonoma Valley, parallela alla Napa, Jack London scriveva mille parole al giorno e un tale Charles M. Schultz, a Santa Rosa, aveva creato un cartoon di bambini chiamato inizialmente Lit Folks, gentucola. Un tour della wine country non può che cominciare nella cantina Buena Vista della valle di Sonoma, la più antica, del 1857. Un assaggio di Pinot Nero e si prosegue verso le Kenwood Vineyards. L’originaria cantina dei fratelli Pagani è anche shop di magliette che invitano a “baciare alla francese, bere all’americana”. Raccogliendo l’invito, si assaggia lo Zinfandel che profuma di pepe e petali di rosa. C’è un pizzico di Italia anche dietro il successo di Inglenook. Proiettavano li Padrino Parte II quando Francis Ford Coppola si lasciò sedurre da 50 ettari di vigneto nella Napa. Nel museo c’è anche la scrivania di Don Coricane utilizzata nelle riprese. I nuovi trend, si legge nella Slow Wine Guide alla California (Slow Food), sono da ritrovarsi, invece da Mathiasson e da Frog’s Leap nella Napa, cantine produttrici di vini meno muscolosi e più amici del bio. Basta poi una manciata di chilometri, per tuffarsi a sud, nella Silicon Valley, la valle dei Big Data. Due mondi a parte, all’apparenza. È ben chiaro che, sulla sua cuccia, Snoopy non avrà mai un computer, ma una macchina da scrivere. Eppure è storia nota che furono quattro ricercatori di Stanford, rilevando un granaio a Cupertino, a dare avvio, nel ’64, a una delle più famose cantine, la Ridge. Trenta anni prima, gli studenti di Stanford Bill Hewlett e Dave Packard avevano ricevuto una casa con garage a Palo Alto, dove avrebbero fondato la Hewlett-Packard. Fu quello il primo garage della New Economy, nella valle il cui nome non era stato ancora associato ai chip di silicio. Nel ’76, Steve Wozniak e Steve jobs esordirono con l’Apple I, il personal computer nato nel garage della casa di Jobs, al 2066 di Crist Drive Los Altos. Venti anni dopo, Larry Page e Sergey Brin affittarono un garage al 232 di Santa Margarita Avenue, Menlo Park, per sviluppare, in un inverno, Google. Questi luoghi iconici si osservano solo dall’esterno. Aperto a tutti è invece il Googleplex Campus di Mountain View, con le statue del robot Android, la mascotte-logo. A celebrare la Silicon anche due musei: il Computer History che custodisce la più grande collezione di artefatti informatici e il Tech Museum of Innovation di San José dove si può anche progettare un piccolo robot. Il simbolo del mondo dei Big Data è tuttavia il nuovo Apple Park di Cupertino, con il grandioso, inaccessibile, edificio a forma di astronave progettato da Foster + Partners e il Visitor Center con terrazza panoramica dove si prende un caffè e si curiosa tra le novità dello shop. Per entrare più a fondo in questo mondo, bisogna partire con un viaggio studio come quelli organizzati da Italiani di Frontiera. Si scopre così che la Silicon Valley, al di là di ciò che luccica, è nel mezzo di una crisi identitaria. La California degli orti sognava un mondo migliore. Non un mondo spiato. Come Snoopy nel mezzo della sua notte buia e tempestosa, la Silicon non sa come continuare il racconto. Sarà il pensiero laterale o il profumo delle rose a trasformarla ancora?

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