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Io Donna / Corriere Della Sera

In vino beauty ... Idromassaggi al Lambrusco? Bagni nello Champagne? Troppo costosi. E ormai superati. L’ultima frontiera nella cura della pelle sono gli acidi e i polifenoli estratti dall’uva. Ecco come agiscono e quanto sono efficaci. Anche nelle botti... Nei silos e nelle botti delle cantine, il mosto ha concluso il suo ribollire. Ma molto deve ancora succedere perché il vino diventi quello che conosciamo, con la varietà e la magia dei suoi sapori e dei suoi profumi. Perché se è vero che il vino è per oltre l’82 per cento acqua e per una quota tra il 10 e il 15 per cento alcol, tutte le proprietà che lo caratterizzano stanno in quel residuo 2-3 per cento di estratto in cui si trovano i principi attivi. Si tratta di polifenoli come gli antociani e i flavonoidi. Di acidi come il tartarico, il citrico, il malico, il lattico. Sostanze il cui dosaggio ed equilibrio - gli enologi lo sanno - faranno non solo la differenza tra un rosso e un bianco, tra un vino rotondo e uno più aspro, ma anche tra un Brunello e un Cabernet, un Barbera e un Pinot. Un po’ più sorprendente è
che questi stessi principi attivi sempre più si affaccino al mondo dell’estetica e della bellezza della pelle, dove le tecnologie avanzate si applicano all’antico potere dell’uva.
La vinoterapia o nata una quindicina di anni fa dall’idea di una signora francese, Mathilde Cathiard, figlia dei proprietari dei vigneti del Chateau Smith Haut Lafitte, che ha promosso insieme con l’università di Bordeaux una ricerca sugli effetti estetici dei principi attivi estratti dall’uva e dal vino. Di far nascere una schiera di spa pronte a offrire idromassaggi al Lambrusco, bagni di coppia in botte e scrub a base di vinaccia e vinaccioli c’è voluto poco.

“Ma questo è il marketing del cosmetico che riscopre ciclicamente le proprietà degli ingredienti naturali” commenta Rita Giacomello, medico estetico, da anni consulente e responsabile dei protocolli di molte spa. “Fare uno scrub con mosto e vinaccioli potrà essere divertente in un weekend di vacanza, credo però che pochi possano permettersi il lusso di un bagno levigante in vasche piene di champagne o di vino rosso. E utilizzare il vino come tonico quotidiano può provocare irritazioni. La cura della pelle è un’altra cosa. Parlerei quindi delle ricerche scientifiche che hanno codificato con esattezza le proprietà curative dei principi attivi contenuti nel vino e nell’uva: flavonoidi, tannini, vitamine, polifenoli e acidi. Tutti questi ingredienti, peraltro molto costosi, hanno dimostrato di avere effetti biologici potenti”. In alcuni casi i principi attivi che determinano la buona qualità del vino e dei rimedi dermatologici sono gli stessi. E il caso dei polifenoli. “Sono contenuti nella buccia
dell’uva e la loro presenza è studiata anche per decidere il momento della vendemmia” spiega l’enologo monferrino Mario Ronco. “Comprendono diverse sostanze come gli antociani, che determinano il colore del vino (nelle bucce dell’uva che da il vino bianco non ci sono), i flavonoidi, che donano complessità al sapore del vino, i tannini che contribuiscono a determinarne il corpo. Colore, sapore e profumo dipendono dunque da queste sostanze”.
Tra i polifenoli, l’attenzione si è appuntata sul resveratrolo, particolarmente presente nel vino rosso. “Studi approfonditi hanno dimostrato che le proprietà antiossidanti del resveratrolo sono superiori a quelle delle vitamine C ed E” dice ancora Giacomello. “Oggi conosciamo i meccanismi che provocano l’invecchiamento precoce della cute e le patologie causate da eccessiva esposizione ai raggi ultravioletti: il resveratrolo ha un effetto antinfiammatorio, stimola la rigenerazione cellulare e la sintesi del collagene, blocca selettivamente le radiazioni Uva e Uvb. Della categoria dei polifenoli utilizziamo principalmente gli antociani, per la loro azione protettiva contro la fragilità capillare. Esercitano anche attività schiarente, lenitiva, disarrossante. Il medico conosce e prescrive terapie efficaci anche per uso orale”. Fabio Rinaldi, dermatologo a Milano, aggiunge: “I polifenoli, e in particolare il resveratrolo, contrastano la morte delle cellule anche dei capelli, soggetti agli stessi danni prodotti dal sole, da inquinamento, invecchiamento e cattiva alimentazione. Si possono assumere con uno o due bicchieri di buon vino rosso o in capsule come integratori. Funziona anche l’uso topico, sulla pelle, ma in questo caso l’efficacia dipende dalla formulazione della sostanza che contiene e trasmette al derma i principi attivi”. Anche gli acidi presenti nell’uva e nel vino hanno un ruolo importante sia in campo enologico sia in campo estetico. “Hanno proprietà leviganti, sono facili da utilizzare e soprattutto senza rischio. Sono usati per trattamenti peeling assieme agli Aha, gli alfa-idrossi-acidi, di cui il più noto è l’acido glicolico” dice ancora Giacomello. Un punto su cui dermatologi e produttori di vino hanno invece ben poco in comune è l’olio di vinaccioli. Prezioso per la pelle (contiene Omega 3 e Omega 6 e può essere arricchito con vitamine A ed E). Nefasto per chi lo vede galleggiare sui tini. “Se compare, vuoi dire che la spremitura della vinaccia è stata troppo violenta e grossolana” commenta Dario Natta, produttore a Grazzano Badoglio. Ma lei lo sa che i principi attivi del vino sono usati per curare la pelle? “Non mi stupisce. Da sempre diciamo che il vino, se è genuino e consumato con criterio, è alleato della salute. Se fa bene anche alla pelle vuol dire che abbiamo, ragione, no?”.

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