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L’enoturismo, di cui l’Italia è regina, presto al vaglio del Consiglio Europeo, con a breve una “Oral Question” e nel 2018 una conferenza al Parlamento comunitario, per superare ostacoli come burocrazia, barriere fiscali e un quadro normativo avverso

Tramite un incontro promosso dall’europarlamentare Isabella De Monte, e durante il quale la Confederazione Europea Vignaioli Indipendenti (Cevi) è stata invitata a portare la sua testimonianza, presto il tema dell’enoturismo sarà all’ordine del giorno del Consiglio Europeo, tramite una “Oral Question” che potrebbe dare la stura a una vera e propria discussione sul tema durante la sessione plenaria del Parlamento comunitario a Strasburgo, alla presenza di tutti i Parlamentari dell’Unione. Inoltre, il tema verrà affrontato anche durante una conferenza sull’enoturismo a livello comunitario che si svolgerà parimenti presso il Parlamento Europeo durante il 2018. A farlo sapere la stessa Cevi, l’organizzazione europea dei vignaioli indipendenti a cui aderisce, per l’Italia, la Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti (Fivi, www.fivi.it).

Durante l’incontro, Cevi ha evidenziato il fatto che in Europa l’enoturismo è ostacolato da barriere burocratiche, amministrative, fiscali e legislative significative, che solo una legge ad hoc potrebbe abbattere. In Italia, ad esempio, un vignaiolo che volesse darsi all’enoturismo si vede costretto a scegliere tra l’apertura di una Società a Responsabilità Limitata o a quella di un agriturismo; in Francia il reddito derivante da prestazioni del genere non può superare un massimale di 50.000 Euro annui, pena il passaggio a un regime fiscale molto più oneroso rispetto a quello agricolo, mentre in Bulgaria senza la licenza di ristorazione è vietato offrire anche solo un pezzo di pane per accompagnare la degustazione. Una situazione che, comprensibilmente, necessita di un intervento risolutore da parte delle istituzioni europee per armonizzare la disciplina in materia. “I nostri vini”, ha dichiarato a valle dell’incontro Thomas Montagne, Presidente Cevi, “rispettosi del terroir sul quale crescono, incarnano la diversità. Sono molto felice di vedere che il Parlamento Europeo ha deciso di sostenerci nella condivisione di questa diversità attraverso il turismo del vino. Considerato il forte impatto che l’enoturismo ha sullo sviluppo rurale, riteniamo che possa diventare presto un tema di discussione delle istituzioni europee”.

Focus - Movimento Turismo Vino: bene iniziativa Fivi

“Considerato il lavoro che stiamo svolgendo in Italia per l’approvazione del Disegno di Legge Stefàno sull’Enoturismo - ha dichiarato Carlo Pietrasanta, presidente nazionale del Movimento Turismo del Vino - siamo ben felici che la questione sia affrontata anche a livello comunitario. Come Associazione specificamente dedicata a questo settore del mondo del vino, non possiamo che ringraziare gli amici di Cevi e di Fivi per il sostegno e l’attenzione alle attività enoturistiche”.

Il DDL 2616 è attualmente in discussione presso la Commissione Agricoltura del Senato grazie proprio all’impegno del Senatore Dario Stefàno, che poche settimane fa ha espresso la sua convinzione che l’iter parlamentare possa compiersi velocemente entro la fine della legislatura.

“Noi vignaioli e le nostre associazioni - prosegue Pietrasanta - speriamo che gli organi di Governo che devono esprimere il loro parere sul Ddl Stefàno lo facciano al più presto e in maniera ponderata e ragionevole. Abbiamo lavorato anche con il Mipaaf per l’approvazione di questa legge che tanto vantaggio potrebbe portare alle aziende e anche al sistema Paese, creando nuove fonti di reddito e quindi ricchezza. L’iniziativa di Cevi - Fivi, volta all’approvazione di una legge comunitaria sull’enoturismo, porrebbe l’Italia all’avanguardia nella normativa del settore a livello europeo”.

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