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L'espresso

Enoteca Alemanno… Nelle lettere al ministro accuse all’ente di promozione del vino. Ma ai pm il politico dice di non ricordare.
Al ministero delle Politiche agricole s’erano resi conto che l’Enoteca d’Italia era gestita con poca trasparenza già nell’estate 2004. Ma continuarono a pompare soldi nella struttura voluta dal sottosegretario dell’Udc Teresio Delfino almeno sino allo scorso gennaio. Non solo. A marzo, il capo dipartimento Giuseppe Ambrosio ne propose per iscritto la liquidazione al ministro Gianni Alemanno.
Ma dopo una dura lettera di replica di Delfino al ministro, non successe nulla. E’ quanto sta emergendo dall’inchiesta condotta dal procuratore capo di Asti, Sebastiano Sorbello, sulla breve ma costosa avventura dell’enoteca. Un’indagine che il 5 aprile ha portato a una serie di perquisizioni e all’invio di 11 avvisi di garanzia nei quali si ipotizzano l’associazione per delinquere finalizzata alla truffa aggrvata in danno dello Stato e false fatturazioni. Tra gli indagati figurano i vertici di Enoteca, altri dirigenti del ministero e lo stesso Delfino. Mentre Alemanno (come ha rivelato L’Espresso nel n. 25 del 30 giugno), è stato sentito come semplice testimone.
Tutto inizia il 21 novembre 2002, quando al Ministero s’insedia un Comitato di programma per il progetto interregionale Enoteca d’Italia. Delfino esprime subito alle agenzie di stampa la propria grande soddisfazione per l’iniziativa. Ma bisogna attendere il 20 febbraio 2003 perché Delfino possa annunciare un corposo finanziamento pubblico di 20 milioni di euro “per portare il vino italiano nel mondo”. A guidare la baracca viene chiamato l’alessandrino Pier Domenico Garrone, 44 anni, professione “comunicatore”, portavoce del presidente del Piemonte Enzo Ghiro tra il 1995 e il 1999. Garrone è un tipo esuberante, assolutamente perfetto per promuovere un’immagine festosa del vino. Unico difetto, l’abitudine dei inondare politici e giornalisti con sms che si chiudono invariabilmente con un “Evviva!”. Anche se il guidatore è pronto, la macchina amministrativa fa però fatica a partire. Una prima versione estiva del decreto richiedeva l’obbligo di rendicontazione trimestrale e legava la prima erogazione da 3 milioni a una fidejussione in capo agli amministratori. Il previdente Garrone però non gradisce la storia della fidejussione e a ottobre incassa un nuovo decreto: l’obbligo di rendicontazione diventa annuale e lo scoglio della garanzia personale viene aggirato con un marchingegno societario. Si mette in pista Buonitalia, una spa controllata all’80 per cento dall’Ismea (braccio finanziario del Ministero) e presieduta dal sociologo Fabrizio Mottironi, fedelissimo di Alemanno. Buonitalia riceve i soldi dal Ministero per poi girarli a enoteca in base a un contratto di servizio (il primo è del 4 ottobre 2003).
L’esordio vero e proprio del nuovo ente avviene il 7 novembre, giusto una settimana prima del Salone del Vino di Torino.
Il 27 gennaio 2004, Garrone annuncia la sponsorizzazione delle Olimpiadi invernali del 2006. Ad aprile, partecipa in grande stile al Vinitaly di Verona. E poi ecco le missioni internazionali a New York, Bruxelles e Tokyo, con codazzo di amministratori locali e pezzi grossi del Ministero, Delfino in testa. Ovviamente non si lesina in consulenze e progetti di comunicazione. Si va dalla creazione di una rivista intitolata “The Wine Journal” alle rubriche su radio e tv (punte di diamante sono Wine Parade sul Tg2 e Decanter su Radio Due). E ancora sponsorizzazioni e partecipazioni a eventi di ogni tipo. Dal premio Roero (28mila euro) al Salone del Cioccolato (229mila euro); dagli Europei di calcio 2004 (729 mila euro) al progetto Gran Carta dei Vini (343 mila euro). Per il 2003-2004 Enoteca riceve un primo versamento da 477.500 euro il 19 dicembre 2003.
Ma li brucia in pochi mesi. Così, nell’estate 2004 servono nuovi denari per far fronte alle fatture emesse da Enoteca a Buonitalia. I rendiconti però non arrivano e a giugno Ambrosio comincia a chiedere spiegazioni a Garrone, che svicola. Intanto, al Ministero va in scena una commedia paradossale. Da una parte l’amministrazione boccia tutti i progetti di Garrone per il 2004-2005. Dall’altra si provvede con singolare solerzia a pompare nuovi soldi nel barile bucato di Enoteca.
Dall’esame dei conti bancari delle società emergono altri tre bonifici: 500 mila euro il 29 ottobre 2004; 49.997 il 21 dicembre 2004 e 525.003 il 24 gennaio 2005.
Si tratta, in complesso, di oltre un milione di euro versati quando si sapeva benissimo che c’era un problema di trasparenza. Proprio su questo il 4 gennaio 2005 al Ministero si tiene una riunione burrascosa. Delfino vuole a tutti i costi che quelle tre erogazioni vadano a ripianare il buco del 2003. Ma non si può fare. E i dirigenti del Ministero salvano almeno la legalità formale respingendo la bizzarra sanatoria. A quel punto Ambrosio, al ministero da 16 anni con governi di ogni colore, capisce che bisogna mettere tutto nero su bianco. In un lungo appunto datato 9 marzo e inviato ad Alemanno, il direttore generale spiega perché Enoteca sia malgestita, arrivando a proporne la liquidazione. Delfino s’inalbera e tenta di convincere Ambrosio a rimangiarsi l’idea. “A questo punto porrebbe porsi un problema di rapporto fiduciario tra me, te e il ministro”, avrebbe detto Delfino al direttore (che ha raccontato l’episodio a Sorbello il 16 giugno scorso).
Passa una settimana e pure Delfino scrive una lettera ad Alemanno, anch’essa sequestrata dalla guardia di Finanza. La missiva, datata 15 marzo 2005, inizia così: “Caro Gianni, ho letto l’appunto di Ambrosio e le sue conclusioni ignorano completamente le intese a suo tempo con te raggiunte (...). Ti ricordo che avevamo convenuto un puntuale indirizzo da dare all’amministrazione e alla società Buonitalia”. Dopo aver ribadito i patti, il politico piemontese arriva al sodo: “Tale indirizzo prevede la ricapitalizzazione di Enoteca per far fronte alle passività e la definizione di tutti i rapporti patrimoniali con la nomina di un “controller”. Tutto questo con la condivisione di pervenire nel tempo più breve possibile allo scioglimento volontario”. E Alemanno che fa? Nulla. Il 5 aprile si muove la procura di Asti con perquisizioni e avvisi di garanzia. Garrone si dimette subito, ma bisogna aspettare il 15 maggio perché il Ministero metta in liquidazione l’Enoteca.
Ora la lettera di Delfino e l’appunto di Ambrosio rischiano di inguaiare Alemanno. La sera di giovedì 16 giugno, quando Sorbello lo ha sentito come persona informata dei fatti, il leader di Destra sociale ha sostenuto di “aver avuto conoscenze di un dissidio tra Enoteca e Buonitalia, dissidio che Delfino interpretava come una sorta di annessione politica di Enoteca da parte di Buonitalia”. Pratiche spartitorie a parte, Alemanno ha solo ammesso di “aver sollecitato gli amministratori di entrambe le società a risolvere i problemi nei limiti della legalità”. Già, la legalità. Ma la letteraccia di Delfino? “Non ricordo di averla ricevuta”. Ha risposto il ministro. E l’appunto di Ambrosio? “Credo di non averlo mai letto”.

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