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L'espresso

Rivincita in cantina … Per il vino e di nuovo boom: cresce la produzione e raddoppia l’export italiano in Asia. Lo rivela un rapporto Mps … Molte luci e poche ombre. II mondo del vino italiano gode di buona salute e le cantine del Belpaese guidano la riscossa del made in Italy. Non è isolato il successo di bottiglie come il Flaccianello 2007 di Fontodi, nel Chianti classico, all’ottavo posto della classifica “Wine Spectator” 2010 dei migliori 100 vini del pianeta. In Italia il settore, che vale 15,5 miliardi di euro e dà lavoro a un milione di persone, è in pieno fermento. E vede rosa per il futuro. Lo rivela il rapporto “Tendenze e prospettive della filiera vitivinicola” realizzato dall’area Research di Banca Monte dei Paschi di Siena, e presentato in occasione del primo Forum sul vino italiano organizzato dall’istituto di credito, interessato all’enologia al punto da produrre una sua etichetta, “Rosso 1472”. I ricercatori hanno intervistato un centinaio di persone tra aziende produttrici e specialisti della rete commerciale del gruppo bancario sparsi nella Penisola. E ne hanno ricavato dati incoraggianti: la produzione della vendemmia di quest’anno è stabile rispetto al 2009, mentre circa i due terzi dei produttori interpellati prevedono un aumento del fatturato nel 2011: per la maggior parte su livelli inferiori al 5 per cento, ma per una fetta significativa (il 15,1 percento) sopra al 10. L’Italia, con circa 45 milioni di ettolitri prodotti ogni anno, resta il massimo produttore globale insieme alla Francia e copre il 17 per cento della 3 produzione mondiale, il 28 per cento di quella europea. Grazie alle sue caratteristiche anticicliche, il settore alimentare è risultato meno colpito dalla crisi rispetto ad altri comparti. Per quest’anno si attende un ritorno alla crescita della produzione in valore, mentre le esportazioni dovrebbero aumentare: già nei primi sette mesi del 2010 la crescita tendenziale su base annua è stata di circa il 7 per cento in valore e del 4 per cento in quantità. Nel 2011, gli addetti ai lavori prevedono un consolidamento della ripresa: il sostegno principale è atteso ancora dalle esportazioni e anche la domanda interna (calata dai 120 litri pro capite dei Settanta ai 40 di oggi) dovrebbe riprendere quota. Le maggiori soddisfazioni arrivano da Nord Europa, Svizzera e soprattutto Cina. Nella prima parte del 2010 il gigante asiatico ha più che raddoppiato l’import di bottiglie italiane (+ 105 per cento). Mentre le prospettive di incrementare le vendite nei paesi emergenti Bric (Brasile, Russia, India e, appunto, Cina) sono incoraggianti. La conferma del buono stato di salute arriva anche dal Mps Wine Index, indice di competitività delle denominazioni italiane messo a punto dai ricercatori Mps, calcolato come prezzo medio ponderato di quasi 100 vini di qualità prodotti in regioni determinate (Vqprd) e vini da tavola. Dopo la forte contrazione registrata nel 2009 (- 18,8 per cento), nei primi otto mesi del 2010 l’indice conferma stabilità. Ma all’orizzonte le nuvole non mancano. La concorrenza è sempre più agguerrita e la classifica 2010 di “Wine Spectator” - nella top ten cinque vini californiani tra cui il vincitore, Paso Robles 2007 di Saxum, e due australiani - ne è la spia. La crescita della quota dell’emisfero Sud del mondo (Australia, Nuova Zelanda, Argentina, Cile e Sudafrica) e degli Usa risulta più significativa in termini di volumi: oltre il 30 per cento nel 2009 contro il 23 di dieci anni fa, l’8 dei primi anni ‘90 e il 2 degli Ottanta. Un’escalation impressionante. Europa a parte, ci sono le fragilità del sistema Italia, che soffre del basso rapporto ricavi-costi dovuto alla frammentazione dei produttori, della riduzione dei consumi interni, delle difficoltà nell’elaborare strategie di distribuzione e dell’ingresso di nuovi competitori.

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