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L'unione Sarda

I grandi rossi nel caveau della banca del vino. A Pollenzo (Cuneo) 45 produttori depositano bottiglie in attesa che salga il prezzo ... Gli esperti parlano già di annata eccezionale, con una produzione di vini di ottima qualità attestata su volumi soddisfacenti (46 milioni di ettolitri), più elevati di quelli dello scorso anno (44 milioni), anche se inferiori ai 50 milioni medi dell’ultimo decennio. In altre parole, vino buono da mettere in cantina. Oppure in banca, in attesa che col passare degli anni aumenti di prezzo. Ma dove si può far fruttare il buon vino? Alla Banca del Vino che fa capo all’Agenzia di Pollenzo, a un passo da Brà (Cuneo). L’insolito istituto di credito ha già stoccato annate di Baroli e Barbareschi che vanno dalle vendemmie ’96 fino al 2000, per un valore di circa un milione di euro. In totale la Banca del Vino conserva già più di 70.000 bottiglie all’interno della tenuta di Pollenzo, che fu patrimonio privato del Re Carlo Alberto di Savoia. Qui, 45 produttori delle più pregiate qualità di vino italiano depositano alcune bottiglie (lo stock minimo è 120, ma mediamente i depositi sono sulle 240 unità) per conservarle in attesa di tempi migliori. «Il produttore paga un affitto minimo per lo stoccaggio e riesce così a mettere da parte bottiglie da vendere quando realizzerà margini più elevati», spiega Gigi Piumatti, fine conoscitore di vini e dirigente della Slow Food, impegnato, assieme a Carlo Petrini, nel progetto dell’Agenzia di Pollenzo. Presto la Banca del Vino prevede di poter aprire al pubblico il suo caveau da 3 mila metri quadri con percorsi dedicati agli amatori. E presto la banca, che dovrebbe praticare anche la vendita en primeur, ovvero l’acquisto del vino prima della vendemmia, prevede di lanciare dei derivati sui vini italiani più interessanti. Una nuova incursione del vino sul difficile terreno della finanza, proprio mentre il battistrada warrant di Mediobanca sul Brunello accusa un flop. Il rosso toscano della tenuta di Castelgiocondo dei Marchesi de’ Frescobaldi non è infatti riuscito a inebriare i mercati finanziari. Secondo le prime indiscrezioni, diversi investitori che avevano in mano il warrant 2003, legato a un prestito obbligazionario 1998-2004 con cedola del 2%, hanno preferito non esercitare l’opzione di acquisto scaduta il 25 settembre. Il prezzo di esercizio per warrant era pari a 128,88 euro e permetteva agli investitori di entrare in possesso di sei bottiglie di Castelgiocondo-Frescobaldi 1998 al prezzo di 21,48 euro a bottiglia, contro un valore di mercato di 35 euro. Certo, l’attuale momento di mercato, con la domanda in calo in tutto il mondo, non aiuta gli ambiziosi progetti come accadeva negli anni ’80. Allora una bottiglia di Haut-Brion, mitica etichetta della zona di Bordeaux, del 1982, che poteva essere acquistata nel 1983 per 38 dollari, veniva valutata solo due anni dopo, nell’85, ben 60 dollari per arrivare agli attuali 120 dollari. Con un apprezzamento di tutto rispetto per qualsivoglia investimento finanziario, il 316 per cento. Si sa, spesso il vino migliora invecchiando.

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