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La Nazione

Nei Colli Euganei conta la qualità … Celebrati da Shakespeare e tutelati come parco, hanno una superficie vitata non particolarmente estesa... Vino e territorio, un binomio fondamentale ma proprio per questo a volte banalizzato, raccontato con quella retorica che tende ad appiattire il concetto per renderlo adattabile a qualsiasi contesto. Ci sono però le eccezioni e una di queste sono sicuramente i Colli Euganei. Celebrati da Petrarca e Shakespeare, da Marziale e Foscolo, tutelati come Parco Regionale e dunque con una superficie vitata nettamente inferiore alle altre colline vinicole italiane, questi rilievi di origine vulcanica danno origine a vini che sono “davvero” l’espressione del territorio, costantemente curato e valorizzato nel corso degli anni. Un’impostazione saggia e lungimirante che ha permesso a questo lembo del Padovano, stretto tra due pesi massimi come Amarone a ovest e Prosecco a est, di ritagliarsi una significativa nicchia di estimatori e di mercato. Gran parte del merito va al Consorzio di tutela dei vini del Colli Euganei che ha appena compiuto 50 anni, celebrati lo scorso dicembre con una grande festa che è stata anche occasione per tracciare il bilancio del primo mezzo secolo d'attività e, soprattutto, per delineare gli obiettivi futuri. “Nel 1969 il consorzio è nato con 44 soci fondatori, oggi siamo in 500”, esulta il presidente Marco Calaon (nella foto in basso) che racconta: “È cambiato il metodo di produzione, certo, così come è cambiato nel tempo l’atteggiamento delle aziende, nel lontano passato costrette a un’economia di sussistenza e oggi imprese a tutti gli effetti, pronte a cavalcare l'internazionalizzazione. Ma si è trattato di uno sviluppo che ha rispettato la morfologia dei colli, dove le cantine sono rimaste laboratori artigianali affacciati sui loro vigneti, dove il paesaggio è ancora oggi fatto di borghi, boschi, vigneti e oliveti e dove la grande trasformazione rappresentata dall’innovazione, nei metodi di impianto e coltivazione, nella scelta delle barbatelle, sempre più selezionate in base alla qualità della produzione a dispetto della quantità”. I 2.500 ettari vitati dei Colli Euganei accolgono numerose varietà ma le più coltivate sono il Moscato Giallo, il Merlot e il Cabernet, seguiti dall’autoctono Serprino, da cui si ottiene un bianco leggero e frizzante che ricorda il Prosecco (ma guai a dirlo da quelle parti...). Il cavallo di battaglia è certamente il Fiori d’Arancio, una Dogc ottenuta per almeno il 95% da Moscato Giallo e prodotto nelle versioni spumante, passito e recentemente anche secca. La grande sfida riguarda invece i rossi che condividono con Bordeaux il celebre 45esimo parallelo, “quello del vino”, con il plus dell’origine vulcanica che garantisce carattere, mineralità e longevità. Una potenzialità in gran parte ancora da valorizzare, come ha ben chiaro il consorzio che sta conducendo studi scientifici in merito e che per il prossimo maggio ha organizzato una nuova edizione di “Vulcanei”, evento che richiama numerosi produttori dall’Italia e dall’estero e che porterà sui Colli Euganei il sommelier e ricercatore John Szabo, massimo esperto al mondo di vini vulcanici.

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