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La Nazione / Il Giorno / Il Resto Del Carlino

Vino docet, ma la qualità costa cara ... All'ultimo Vinitaly si è toccato con mano il successo internazionale del nostro vino, il boom del vigneto Italia: stand raffinati, marketing aggressivi, i vignaioli che alternavano degustazioni a riunioni con la forza vendita o con gli importatori esteri. Solo poche settimane prima la grande Fieragricola convertita al tipico e al biologico, colpita dall'afta, priva di animali, macchine e mezzi tecnici, dava al confronto l'impressione di grande sagra paesana, una grande scampagnata tra caciotte e prosciutti ma senza un'impronta di vero business. Ci buttiamo allora tutti a far vino? No perché la qualità non si inventa e i vigneti sono ormai diventati investimenti miliardari. Piuttosto c'è da chiedersi se il successo di questo che è ormai il settore di punta, più dinamico, più innovativo, del nostro agroalimentare può insegnare qualcosa agli altri. L'aver puntato senza esitazioni sulla ricerca, sulla qualità, sull'aggressività commerciale, sulla forza del marchio, è stata la scommessa vincente dei vignaioli. Chi non vuole sentirsi "figlio di un dio minore" è avvisato: la strada è quella. Tutta in salita, comunque ...

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