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La Nazione / Il Giorno / Il Resto Del Carlino

Il vino è troppo caro? "Portatevelo da casa" ...Una ricerca dell'Unione consumatori piomba sul Salone del vino come un fulmine: una bottiglia di vino ceduta dal produttore a 3 euro finisce al supermercato a 3,60 (+20%), in enoteca a 4 euro (+35%), in negozio a 4,50 (+50%), al ristorante a 10,50 (+250%). L'escalation delle percentuali spiega meglio di tanti convegni l'attuale momento di sboom del vino sul mercato interno, coi consumi fermi, le enoteche piene di giacenze, i produttori (tranne le 100 grandi firme) costretti a tagliare i listini. Dall'euforia alla depressione il passo è breve. «Diciamocelo chiaramente — dice Terenzio Medri, presidente dei sommelier italiani — è recessione. La gente non ha più soldi da buttare. Metà dei ristoranti sono in vendita». Dopo la sbornia urgono idee perché — su questo tutti sono d'accordo — il wine-business, prima voce dell'export agroalimentare italiano, è un giocattolo troppo prezioso per buttarlo a mare. Allora ecco che in un infiammato dibattito Daniele Cernilli, condirettore della guida Gambero rosso-Slow Food, quella dei 3 bicchieri, lancia una possibile àncora di salvezza: moratoria di due anni sui prezzi, per 24 mesi non si toccano i listini, «così scopriamo chi fa il furbo. D'altronde così non si può andare avanti: ci sono cantine che hanno ritoccato i prezzi del 50% in 3 anni, dando così via libera ai ritocchi di enotecari e ristoranti». Proposta accolta da tutti gli interessati (ma è realizzabile concretamente?) anche se un signor produttore come Marco Caprai puntualizza: «Paghiamo la crisi e l'effetto euro. Si sta ridimensionando il lusso, il fashion, anche il vino paga dazio. Però, attenzione, servono nuove politiche ma sulla qualità non si deve tornare indietro». I ristoratori ci stanno a riportare sotto controllo i prezzi. Da Andrea Alciati, del pluripremiato Guido da Costigliole di San Stefano Belbo, arriva un'idea dirompente. Si chiama «bring your own wine», portati la tua bottiglia al ristorante, come già succede negli Stati Uniti. «Se si può fare, perché no? — dice Alciati — Ne parlerò col mio commercialista. Può integrare l'offerta di vini al bicchiere». Ma sulla moratoria molti produttori nicchiano. «Bloccare i listini? — dice il campano Lucio Mastroberardino — Ma chi ferma i costi, a partire dai trasporti? Ragioniamo sul sistema nel suo complesso». E il calabrese Carlo Siciliani torna sui ristoranti: «Il mio Cirò lo vendo a 7 euro e me lo ritrovo in menù a 30. Chi deve autolimitarsi non siamo noi».

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