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La Nazione / Il Giorno / Il Resto Del Carlino

Buoni lavoro: è boom. Torna alla luce un tesoretto ... In un anno imprese e famiglie ne hanno utilizzati 3 milioni. Regolarizzati 30 milioni di compensi in nero... Quasi 3 milioni di voucher per pagare il lavoro nei campi, in bar o ristoranti, servizi alle persone o alle famiglie (dalle badanti alle colf) e impegno nel mondo del non profit. E il bilancio, sicuramente positivo, dei buoni per il lavoro occasionale accessorio. Sperimentati con la vendemmia dello scorso anno, oggi sono sempre più utilizzati da piccole imprese, enti e famiglie. Secondo gli ultimi dati Inps, da agosto 2008 all’ottobre scorso sono stati utilizzati 2 milioni e 842mila buoni da 10 euro (rendendo equivalenti anche i carnet da 50 e 20 euro) a cui aggiungere i primi 70mila venduti dalle Poste.

Risultato, in poco più di un anno migliaia di studenti, pensionati, casalinghe, extracomunitari con regolare permesso di soggiorno, cassaintegrati, disoccupati, dipendenti privati e pubblici hanno usufruito di questa nuova formula di pagamento regolare del lavoro facendo emergere quasi 30 milioni di euro di compensi in nero e creando maggiori opportunità d’impiego.

Ma che cosa sono i buoni lavoro? Inizialmente limitati a studenti e pensionati, grazie a una serie dileggi approvate nell’ultimo anno, sono stati estesi a una platea più ampia. Per tutti vale la regola che, in base alla legge Biagi, si tratti di lavori occasionali accessori che non rientrano in altre forme di contratto. I settori principali d’impiego sono le imprese agricole (che hanno utilizzato quasi il 52% dei buoni), quelle familiari che operano nel commercio, nel turismo e nei servizi (oltre il 30%) e le famiglie, dall’assistenza alle persone a lavori domestici o di giardinaggio al pagamento ai professori delle lezioni private dei figli.

In questi ambiti possono fare lavori occasionali retribuiti con i buoni tutti mentre nei restanti settori produttivi solo gli studenti (nei periodi di vacanza o week end), pensionati, casalinghe, cassintegrati. A seconda delle situazioni esistono anche tetti di reddito: 5000 euro netti per committente, all’anno, che scendono a 3000 per chi è in cig o in mobilità.

A richiedere il buono (da 10, 20 e 50 euro), sia in forma telematica (sui sito www.inps.it o con il call center 803164) sia cartacea (ritiro presso l’Inps o le Poste) è il datore di lavoro. Su un voucher da 10 euro (esentasse) si pagano i contributi pensionistici (13%), l’assicurazione Inail (7%) e 50 centesimi all’Inps per la gestione del servizio per arrivare ai 7,5 euro della cifra netta che il lavoratore incassa su una card tipo bancomat (telematici) o direttamente in Posta (cartacei).
“Ovviamente i 10 euro del buono non sono il compenso orario, quello viene lasciato alla libera contrattazione”, sottolinea Romano Magrini responsabile lavoro della Coldiretti, tra le realtà più impegnate nello spiegare i vantaggi dei voucher serviti non a sostituire le forme contrattuali esistenti ma a semplificare e regolarizzare i rapporti di lavoro occasionali. Molto più al Nord che al Sud, però, visto che nell’uso primeggiano Veneto, Toscana, Piemonte, Emilia Romagna e Lombardia. Con i buoni, riconosce il segretario confederale Cisl, Giorgio Santini c’è la copertura previdenziale e assicurativa e si combatte il nero.

Ma attenzione a non farli diventare un cavallo di Troia per pagare lavori regolati da altri contratti ampliando il precariato. La legge ha previsto come deterrente l’aumento della quota contributiva sui buoni per prestazioni paragonabili a quelle subordinate (così da 10 euro la cifra netta scende a 5,80) ma servirebbero, conclude Santini, maggiori controlli mentre preoccupa la quota di utilizzo arrivata al 25% nel turismo che ha già contratti flessibili e stagionali.

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