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La Nazione / Il Giorno / Il Resto Del Carlino

Giardinieri d’assalto ... “Guerrilla gardening”: e nella notte la città si fa verde ... Da Milano a Bologna, da Roma a Firenze, si diffonde anche in Italia la pratica di arricchire “clandestinamente” con piante e fiori terreni urbani abbandonati ... La Stagione è propizia: per gli attacchi i mesi di marzo e aprile sono ideali. Se nella notte quindi, in qualche angolo della città un po’ defilato (1ia anche nel mezzo di una centralissima rotonda spartitraffico) o in un’area periferica abbandonata vi dovesse capitare di vedere gruppetti furtivi di tre - quattro persone armate di torcia, vanga e cesoie, sacchi di terra e piantine in vaso, state assistendo ad un autentico attacco di “guerrilla gardening”.
L’idea di agire di propria iniziativa e di nascosto, senza permessi, allo scopo di recuperare un’area (se pure minima) al verde e a vantaggio di tutti, è oggi diffusa un po’ dovunque, veicolata dai movimenti eco-ambientalisti e dal passaparola soprattutto sul web. In Italia per esempio, come ci conferma Michele, giardiniere ventottenne di Milano che cinque anni fa con gli amici Andrea, Francesco e Eleonora ha fondato un gruppo che si chiama proprio “Guerrilla gardening”, le formazioni sono decine. Michele cura il sito www. guerrillagardening.it, che è diventato il punto di incontro di tutta la comunità combattente nazionale. Visi trovano, oltre a indirizzi, suggerimenti, link interessanti, anche le foto e i filmati delle imprese di gruppi strutturati come, tra gli altri, i “Badili Badola” di Torino, i “Quattro cantoni” di Roma i “LandGrab”, gli “Action aid” di Milano, il “Guerrilla Gardening Group” di Firenze, le “Crepeurbane” di Bologna. Ma, anche, le istantanee di solitari guerriglieri mascherati.

Come è facile immaginare questo movimento di mobilitazione spontanea (non politico, trasversale per età, ceto, livello di istruzione) è nato nel mondo anglosassone, e il suo guru oggi è l’inglese Richard Reynolds. Il suo sito www.guerrillagardening.org offre il polso della situazione mondiale. “Storicamente la prima a dare il via agli attacchi è stata nel 1973 un’artista, Liz Christy, che con alcuni amici trasformò un terreno abbandonato di New York in un piccolo parco pubblico — racconta ancora Michele, che sul fenomeno ha scritto insieme ad Andrea un divertente manuale edito da Kowalsky, “Guerrilla gardening” - E l’idea dilagò soprattutto in Nord Europa, dove gli attacchi hanno raggiunto a volte dimensioni gigantesche. Nel 1996 vicino a Copenhagen un migliaio di persone ha creato un “giardino in una notte” e a Londra oltre 500 attivisti di “the land is ours” hanno occupato 5 ettari di proprietà della Guinness lungo il Tamigi piantando nuove specie arboree”.

Ma come sono i gruppi che agiscono nel nostro paese? Intanto lavorano in un’area abbastanza limitata e vicino a casa. Seguono ciascuno una propria metodologia di intervento; spesso sono clandestini, a volte invece si fanno conoscere, soprattutto per fare proseliti. “Noi agiamo solo di notte. Non soltanto perché di giorno manca il tempo, ma perché la notte è molto più divertente. E il fattore divertimento è molto importante - spiega Michele - Ma qualche mese fa abbiamo partecipato ad un’azione di grande soddisfazione alla luce del sole. A Pisa, abbiamo creato una grandissima aiuola in città lavorando in 30, ciascuno con arbusti e alberi, dal rosmarino all’ulivo, recuperati dal proprio orto o giardino: andare ai vivai è molto costoso”.

Chi lavora di giorno, accetta anche qualche rischio in più: il guerrilla gardening è in effetti ai limiti della legalità, spesso gli interventi sono in contrasto con la legislazione sulle aree demaniali o con le norme comunali. Il problema è che piantare alberi e fiori può essere considerato un utilizzo normale di uno spazio verde, ma anche un danno a una proprietà. “Abbiamo posto questa domanda a un avvocato, e in effetti la questione è ambigua. Ma noi personalmente non abbiamo mai avuto grane, anche se ci è capitato di essere avvicinati dalle forze dell’ordine durante qualche attacco. D’altra parte, vedere quattro figuri che scavano di notte con una vanga non è proprio rassicurante, ma chiarito che non stavamo seppellendo cadaveri è andato tutto benissimo”. Anzi, il lavoro di questi ragazzi è stato talmente apprezzato a Milano che nel gennaio scorso sono stati premiati dall’associazione dei Gity Angels come “campioni per l’ambiente”.

Un consiglio, per fluire. Se qualcuno volesse provare l’ebbrezza dell’attacco, non si lanci subito in imprese mastodontiche: le azioni vanno calibrate. “Chi vuole inizia-. re può anche cavarsi subito una grande soddisfazione preparando una “bomba di fiori”, ovvero un sacchetto di carta pieno di terriccio umido, concime granulare e semi di fiori (meglio, di trifoglio, che è più rustico) da lanciare su un terreno spoglio, o sul tetto di una casa in rovina o tra i ruderi. Dopo qualche settimana potrà avere la enorme soddisfazione di vedere fiori o erbetta spuntare proprio dove prima era tutto brullo”. Ma anche il “mantello verde” è un progetto entusiasmante: per chi ha la pazienza di aspettare un paio d’anni e la costanza di andare ad innaffiare e concimare ogni tanto, bastano alcune piantine di edera o di vite del Canada piantate ai piedi di un edificio diroccato per vederlo ricoperto da un manto verde che ne nasconderà le brutture. Utile, gratificante e divertente.

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