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La Nazione / Il Giorno / Il Resto Del Carlino

Il trionfo del vino made in Italy. “La nostra passione è un valore” ... Il boom dell’export secondo Angelo Gaja: decisivi i piccoli produttori... “Come crescere ancora? Fosse per me dimezzerei le sovvenzioni pubbliche per finanziare la penetrazione all’estero”... Apre oggi il Vinitaly. Infuria il dibattito sui record italiani. Record positivi : export ai massimi storici (quasi 4 miliardi di euro), ma anche record negativi come i consumi interni che si sono praticamente dimezzati negli ultimi 30 anni in Italia (oggi stanno sui 40 litri pro capite). Tant’è che qualcuno si chiede: ma gli italiani amano ancora il vino? Si può vivere di solo export? Risponde Angelo Gaja, nomen omen, produttore di culto a Barbaresco, testimonial del vino italiano, del Piemonte e di se stesso nel mondo, amante della ribalta (ma al Vinitaly, come fanno i grandissimi, non troverete il suo stand), numero 1 da sempre, calca la scena enologica senza spocchia ma con una buona dose d’istrionismo. “Solo export? È un dibattito quasi ozioso: mercato interno e mercato estero sono complementari”.

Sul mercato interno bisogna comunicare di più, si dice...

“Un problema di comunicazione? Ma qui tutti comunicano: migliaia di produttori, giornalisti, cantine. Vino nei convegni, vino alla radio e televisione, di vino si disserta sui blog. Ci siamo ormai abituati a questo frastuono, non sappiamo farne a meno”.

Si chiede una cabina di regia per gestire le sovvenzioni destinate alla promozione?

“Siamo in molti a ritenere che parte delle sovvenzioni pubbliche destinate alla promozione vengano sprecate. Una cabina di regia? Mah, come evitare che diventi l’ennesimo carrozzone al servizio di politici e qualche privilegiato? Chi la guiderebbe? Io avrei una mia ricetta: tagliare il 50% delle sovvenzioni destinate alla promozione del vino italiano e orientarle alla formazione di soggetti di rappresentanza dei nostri vini sui mercati esteri e di chef di cucina italiana nei paesi Bric: Brasile, Russia, India e Cina”.

I numeri dell’export comunque sono buoni. Il segreto?

“Il trend dell’export è in crescita perché le cantine italiane abituali esportatrici hanno costruito nel tempo una domanda che non va soltanto a loro esclusivo beneficio ma rimbalza successivamente in Italia ad opera di importatori che vengono alla ricerca di altri produttori italiani in grado di fornire loro vini delle stesse tipologie ma meno cari, oppure di migliore qualità, oppure più esclusivi. Vinitaly è il palcoscenico del vino italiano al servizio degli importatori provenienti dal mondo”.

Il successo dell’Italia enologica è innegabile. Di chi il merito?

“Anche qui bisogna uscire dalla retorica. Merito delle varietà autoctone, del territorio? Ma questi sono fattori della produzione. Il merito va ai 35mila produttori divino italiano, di cui oltre 25mila artigiani dalle dimensioni medio-piccole, molti dei quali si applicano con sacrificio, passione, entusiasmo, intraprendenza. Gli artigiani sono complementari alle cantine di grandi volumi alle quali vendono all’ingrosso la totalità o parte del vino che producono. È un sistema ottimamente integrato che funziona egregiamente”.

Quindi il lamento sulla frammentazione...

“ È fuori luogo. La manfrina dell’Italia del vino inadeguata a competere sui mercati esteri a causa della zavorra dei troppi piccoli produttori è sonoramente smentita dal successo dell’export del vino italiano”.

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