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La Nazione / Il Giorno / Il Resto Del Carlino

“A tavola con gli Artusi”: la scienza in cucina e l’arte di mangiar bene ... Centoventi anni dopo la “Bibbia” di Pellegrino è uscito il libro della famiglia... Erano passati solo 20 anni dall’Unità d’Italia quando usciva nelle librerie un libro di cucina destinato a diventare leggenda. Pellegrino Artusi, fiorentino originario di Forlimpopoli, aveva deciso di far stampare a proprie spese per i tipi dell’Arte della Stampa di Salvatore Landi in un numero di mille copie “La Scienza in cucina e l’Arte di mangiar bene”, un compendio di ricette ma anche un gustoso conversare con i lettori. All’inizio il progetto si era rivelato un mezzo fallimento, ma presto un destino felicissimo avrebbe fatto di quel tomo “la bibbia” per antonomasia di ogni gastronomo. Dopo 120 anni i discendenti della famiglia Artusi Luciano e il figlio Ricciardo si sono posti l’obiettivo di far conoscere storia e virtù di quello “scienziato del mangiar bene” dando alle stampe “A Tavola con gli Artusi”, appena uscito per i tipi di Sarnus, arricchito dalla prefazione di Leonardo Romanelli. Ma chi era Pellegrino Artusi? Nato nel 1820 era figlio di un droghiere benestante: la sua poteva dirsi una quieta esistenza di provincia finché Stefano Pelloni, il famigerato “Passatore” sconvolse le cose.

Luciano, essere un Artusi è solo onore oppure anche onere?

“Un piacere e un impegno che conosco da quando andavo alle elementari e mi additavano per questo mio cognome. Vivere all’ombra di Pellegrino è un’abitudine di sempre che mi fa pensare a lui come a una persona di famiglia che grazie al suo esempio continua a rappresentare una lezione di vita”.

Un’ombra pesante?

“I lati positivi non mancano nell’essere eredi di un nome simbolo stesso della tradizione culinaria italiana. Ma è facile esserne anche eclissati. E a me è accaduto quando arrivato nel ‘71 secondo al premio Bancarella con un mio saggio sul calcio storico fiorentino, qualcuno avvicinandosi si complimentò con me. “Lei è Artusi? Bel libro, l’ho letto. Sono convinto che a casa sua si deve mangiar bene”. Da quell’istante mi sono rassegnato ad essere sempre secondo”.

E adesso (passando la parola a lei, Riccardo), è arrivato il momento di far conoscere la vera storia di Pellegrino Artusi e della sua avventura gastronomica attraverso la memoria dei suoi discendenti.

“Il libro vuole essere la continuazione del nome Artusi nella gastronomia: 120 ricette di Pellegrino alle quali abbiamo aggiunte altre 260 derivate dalla tradizione di famiglia. Prodotti e tempistica di preparazione e cottura sono stati adattati ai nostri giorni. Tuttavia l’omaggio al nostro antenato non manca perché, oltre ad aver inserite le ricette che lo hanno reso più famoso, abbiamo arricchito il libro con aneddoti gustosi legati alla sua movimentata esistenza”.

Lo porterete nelle vostre serate di degustazione e cultura...

“Certamente. Molte persone aspettano l’occasione di questa pubblicazione magari per discutere insieme di cibo e portarsi a casa una copia autografata”.

C’è qualcos’altro che sta bollendo nella pentola degli Artusi?

“Abbiamo lanciato l’idea di istituire una serie di conferimenti di “Artusiani ad honorem” a grandi appassionati di cucina e famosi chef di professione”.

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