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La Nazione / Il Giorno / Il Resto Del Carlino

Grandi bottiglie a piccoli prezzi ... Un rosso principesco ... Il Lazio è regione enologicamente ancora in fasce, quindi stimola curiosità e voglia di scoperte tra gli eno-esploratori. Le uve da tenere d’occhio sono soprattutto quelle autoctone, il Cesanese tra i rossi e il Frascati tra i bianchi. E proprio su questo bianco che dai castelli romani arrivava a fiumi nella capitale per dissetare nobili e plebei puntano le aziende che stanno rilanciando lo spread enologico regionale
su innovazione tecnologica in cantina e pratiche ecologiche in vigneto. La famiglia Pallavicini e presente nel Lazio fin dal 1600 e intreccia la propria storia con quella delle proprietà agricole e vinicole intorno a Roma. Cardinali e principi amavano bere e oggi la maison “Principe Pallavicini”- guidata da Maria Camilla Pallavicini - controlla il più grande vigneto privato di Frascati (54 ettari) vigne stanno nelle due tenute di Colonna, nei castelli, romani, e di Cerveteri nella Bassa Maremma. Le pratiche colturali privilegiano il basso impatto ambientale e da alcuni anni si lavora sul “zero solfiti” e sull’utilizzo di prodotti bio per la fermentazione dei mosti, con l’utilizzo di lieviti autoctoni prodotti in casa. Per chi ama i rossi morbidi e fruttati, la bella scoperta e l’Amarasco 2007, da uve Cesanese appassite un mese al sole. Stando sul classico Frascati, segnaliamo il Poggio Verde 2010, un superiore di bella stoffa, assemblaggio di malvasie (Candia e Lazio), Trebbiano e Greco. Il risultato è un bicchiere fresco, sapido ed elegante con un bel bouquet di frutta esotica e un sorso incisivo e persistente. In enoteca il rosso sui 13 euro, il Frascati a 8.

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