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La Nazione / Il Giorno / Il Resto Del Carlino

Le cantine si bevono anche la crisi ... “Il nostro vino è più vivo e forte di prima” ... Il ministro per L’Agricoltura al Vinitaly esclude aiuti a pioggia per il settore vinicolo: “Bisogna continuare a ringiovanire il vigneto Italia. È questa la giusta strada” ... Miracoli del vino: mette d’accordo privati e cooperative. Nella classifica delle prime 10 società vinicole per fatturato stilata ogni anno dal Centro studi Mediobanca, tra nomi blasonati quali Antinori, Campari, Frescobaldi, Zonin ci sono quattro gruppi cooperativi ai primi posti. Primo assoluto il gruppo Cantine Riunite (a metà tra Legacoop e Confcooperative) con quasi 500 milioni di euro (+ 11,4%). Seguono tre cantine ‘bianche’: l’emiliana Caviro con 274 milioni, e le trentine Cavit e Mezzacorona al quinto e settimo posto con 151 e 148 milioni. Tutte con incrementi di fatturato dal 3 all’11%. Poi l’occupazione. Mentre l’Italia è in recessione e la disoccupazione cresce, tra i vigneti l’occupazione cresce: +1,7 dal 2006 ad oggi e un’indagine del sito WineNews appura che enologi, cantinieri, esperti di marketing al 61% trovano lavoro entro tre mesi dalla laurea o diploma. Inevitabile che sul palcoscenico di Vinitaly (in corso a Verona) il ministro Mario Catania distribuisca medaglie e pacche sulle spalle: “Da 5 anni disastrosi per l’economia il compatto vino esce più vivo e più forte di prima. La ricetta vincente è un mix di differenziazione produttiva, identità territoriale, rapporto qualità-prezzo. Chi diceva che il nuovo mondo coi suoi vini omologati e i prezzi stracciati ci avrebbe emarginato è stato clamorosamente smentito: è l’Australia oggi ad essere in crisi, non noi”. Il settore ha
comunque di fronte una serie di problemi che non vanno sottaciuti. Dai consumi interni in calo (“speriamo che i 40 litri a testa siano uno zoccolo duro da cui ripartire”) all’eccessivo terrorismo sul vino (“che non va legato alla cultura dello sballo da superalcolici”), ai ritardi del nostro export sui mercati più promettenti, quelli asiatici. Come si possono aiutare le imprese a continuare a crescere? Intanto con buone regole europee. E qui Catania ha promesso una battaglia senza tregua a Bruxelles per mantenere i diritti di impianto, il cui regime dovrebbe finire nel 2015. “Servono a dare stabilità sul territorio e equilibrare il mercato. Diciamo no alla liberalizzazione selvaggia e alla delocalizzazione dei vigneti dalla collina alla pianura. Con altri 15 paesi a Bruxelles chiediamo di conservare il regime dei diritti: ci batteremo. Così come chiederemo di rafforzare il sistema dei controlli e insieme di semplificare e sburocratizzare sempre più le procedure”. Ma il vino è parte integrante di un universo agricolo in grande sofferenza. E qui i temi sono il fisco opprimente e la difesa del made in Italy. Catania ha confermato che la nuova Imu è un fardello
troppo pesante per le imprese agricole: “Servono correttivi importanti anche alla luce dei numeri sull’effettivo aggravio per il settore: c’è chi parla di 250 milioni e chi di 1 miliardo di euro. Prima facciamo chiarezza sui numeri poi tiriamo le conseguenze”. Sulla lotta al falso made in Italy il ministro ha promesso un disegno di legge entro un mese mentre sulle risorse nazionali che si libereranno dal 2013 per il compatto vino (una novantina di milioni) ha dato indicazioni precise: “Escludiamo aiuti a pioggia, molto meglio insistere sulla ristrutturazione del vigneto Italia che era molto vecchio e che sta ringiovanendo. Ma su questa strada bisogna insistere”.

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