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La Nazione / Il Giorno / Il Resto Del Carlino

Vini, la grande rivincita degli autoctoni ... In cantina dove le vigne si arrampicano in montagna ... La viticoltura della Valle d’Aosta è eroica. Qui le vigne si inerpicano in montagna e danno vini di grande finezza ed eleganza. La Valle d’Aosta valorizza da anni gli autoctoni, così a Morgex e La Salle dal Priè Blanc si ottiene uno dei bianchi di maggiore caratura d’Italia. Egualmente va detto della rivalutazione della Petite Arvine. Distintivo dell’enologia valdostana è il Muscat: Chambave è la sua patria d’elezione. E’ un Moscato molto aromatico da cui si ricava un vino secco. Altri vini inconfondibili sono i due rossi prodotti da Petit Rouge: uva dall’acino piccolo, buccia resistente con esiti intensissimi di piccoli frutti. Le due espressioni di maggior caratura di Petit Rouge sono il Torrette e l’Enfer. Nella bassa valle si coltiva anche Nebbiolo che prende il nomedi Picotentro. La vitivinicoltura valdostana ha compiuto balzi decisivi. Vengono coltivati vitigni internazionali come Cabernet, Gamay, Merlot, Pinot Nero o Chardonnay e Muller Thurgau, ma vi è una forte rivalutazione di vitigni autoctoni antichi come Cornalin, Fumin, Maylet e Premetta che vanno a comporre la Val d’Osta Doc divisa in sette sottozone: il Blanc de Morgex et de La Salle, l’Enfer d’Arvier, il Torrette, il Nus, lo Chambave, l’Arnad-Montjovet e il Donnas.

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