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La Nazione / Il Giorno / Il Resto Del Carlino

Il vigneto Toscana ha meno uva Ma il vino si annuncia più buono ... La vendemmia secondo gli enologi. Mezzo milione di ettolitri in meno ... Meno vino, ma che vino. “Il diavolo è meno brutto di come si dipinge”: si affida al proverbio Renzo Cotarella, direttore tecnico della maison Antinori, alla faccia di qualche Cassandra sputasentenze in vena di catastrofismi. Meno uva nel Vigneto Toscana, certo: il gran secco e il gran caldo ha frenato la crescita dei chicchi, e tante piante hanno sofferto un forte stress: la stima di un calo di produzione del 20% medio lanciata da Coldiretti ha
insomma qualcosa di più che un semplice fondamento. Meno 20% vorrebbe dire 2 milioni i ettolitri, il minimo storico calcolato sui 2011 che era stato già il punto più basso. Però... “Però chi ha lavorato bene, chi ha sarchiato i campi, chi ha diserbato le vigne, chi ha lasciato foglie sulla vite in modo da riparare il grappolo dal sole, e regalare al chicco quell’ombra che vuoi dire anche dieci gradi termici in meno, però avrà una bellissima uva”: Cotarella ha la fotografia più nitida di quando sta accadendo nelle vigne, Antinori ha terre in tutta la Toscana. E smentisce le ormai solite previsioni, diventate perfino di moda, sugli anticipi record della vendemmia: “Ho semmai la percezione - dice - che si possa parlare di una settimana di ritardo, al- meno per i grandi rossi come i Cabernet e il sangiovese, perché la scarsa pioggia ha fatto crescere le piante più lentamente”.
Sorpresa: quest’anno, secondo gli esperti e gli addetti ai lavori, sarà sicuramente meglio del 2011. “L’anno passato il caldo fu repentino, ora è stato più... metodico”, commenta ancora Cotarella. “E questa pioggia era proprio quello che serviva, per una bella maturazione dei componenti tannici e aromatici, che saranno assicurati dal bel tempo previsto per i prossimi dieci giorni”, osserva Niccolò D’Afflitto, enologo e direttore tecnico dei Frescobaldi, l’altra griffe che assicura un osservatorio e un termometro a tutto tondo sulla Toscana del vino. “Possiamo già contare - aggiunge - su un ricco bagaglio di polifenoli nelle nostre uve, soprattutto nelle varietà tardive come i Cabernet e il Sangiovese; il Merlot in qualche zona forse ha sofferto, come in Maremma, mentre altrove ha avuto un po’ più tempo per maturare”. Come a Bolgheri, per esempio: “Abbiamo uve bellissime, importanti, aiutate da chi ha saputo lavorare bene i campi, uve che promettono un grande equilibrio”, è il primo giudizio di Leonardo Raspini, enologo di un’altra griffe di eccellenza, la Tenuta dell’Ornellaia. Ma è sul Sangiovese che si appuntano le attese più ottimistiche. Mentre Greve in Chianti apre oggi la 42.ma edizione dell’Expo del Chianti Classico (50 aziende e 100 etichette fino al 9), il direttore del Consorzio Gallo Nero, Giuseppe Liberatore si permette una previsione: “Il mutamento del clima fa rientrare tutto nei binari giusti, non avremo grosse difficoltà”. Un Sangiovese straordinario, tanto che D’Afflitto si sente di affermare: “i vinaccioli sono già maturi, s eh mastichi senti il gusto classico del legno maturo”. E aggiunge: “Quest’anno davvero le varietà autoctone sorpasseranno quelle internazionali”. E anche un produttore “di nicchia” come Bibi Graetz (il “Testamatta” apprezzato in tutto il mondo), un medio-piccolo di alta qualità (di ieri il lancio del nuovo Igt It’s a game, 100% Sangiovese coltivato a Fiesole) con tecniche di cantina attentissime, non ha dubbi: “L’uva è integra, i grappoli belli e croccanti. Sì, credo che con questo 2012 faremo grandi cose”.

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