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La Nazione / Il Giorno / Il Resto Del Carlino

Dario Fo disegna un Chianti: “È la mia vendemmia” ... “Sono le immagini di quando ero ragazzo, le raccolte dell’uva, ho partecipato tante volte alla vendemmia. Ci si arrampicava, poi ci si sedeva, si rideva, si cantava ubriachi. Ho fatto anche uno spettacolo, con i canti dei vignaioli”. Lo senti sorridere, di là dal filo, Dario Fo, mentre racconta l’ultima fatica d’artista. Un disegno. Ma non uno qualunque. Un’etichetta per il vino. E’ la seconda, “avevo già lavorato per il Vino della Pace, uno stupendo bianco della Cantina di Cormons, in Friuli, regalato a tutti i capi di Stato che lottavano per la pace”. Questo invece è un rosso. Nasce in Toscana, nel Chianti Classico. Nella fattoria Nittardi, nome che sa di storia: nel Cinquecento la torre fortificata “Nectar Dei” (facile cogliere l’assonanza) passò di proprietà a Michelangelo. Che mentre era a Roma ad affrescare la Sistina si fece inviare dal nipote Lionardo “due botti di vino piuttosto che 8 camicie” proprio della sua produzione, come “dono genuino al Papa Giulio II”. Dal 1981 Nittardi è di proprietà di un gallerista e mercante d’arte tedesco, Peter Femfert, e di sua moglie Stefania Canali, veneziana, storica. Da subito, Peter e Stefania pensarono a una svolta per “vestire” il vino, il Casanuova di Nittardi, “il vino d’annata - precisa Femfert - e non la riserva: la filosofia è vendere il vino per la qualità, non per l’etichetta”. Da subito, un’etichetta e l’abito in carta seta per avvolgere la bottiglia firmata da un artista. Il primo fu Bruno Bruni, gli ultimi Gtinter Grass e Pierre Alechinsky; in mezzo gente come Igor Mitoraj, Emilio Tadini, Valerio Adami, Corneille, Mimmo Paladino, Eduardo Arroyo. E Yoko Ono, anche. Insomma, il fiore dell’arte contemporanea. E ora Dario Fo. Per un’occasione speciale: il trentennale della collezione. Lui non si è tirato indietro. Del resto, aveva anche detto di sé: “Mi sento attore dilettante e pittore professionista”. E non ha saputo resistere, “l’ispirazione - ci racconta - è arrivata dal modo di discorrere e raccontare le cose di Stefania, è straordinaria, piena di paradosso ed emozioni, di allegrezza e voglia di manifestare questa sua forza”. Così è nata l’immagine: “Alla fine della raccolta” è il titolo, e descrive proprio il ricordo antico e gioioso del “giocoliere” premio Nobel, sullo sfondo di un bel rosso vivo (per l’etichetta; la carta seta è in bianco e nero). “Ha messo insieme il cielo e la terra, ha creato un nuovo firmamento dove i grappoli brillano lì in alto come le stelle”, osservano entusiasti Peter e Stefania. “Del resto - spiega Peter - Dario Fo non è certo un pittore “normale”, è un intellettuale, quello che cercavo: una persona “diversa”, come già Grass o Yoko Ono”.

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