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La Nazione / Il Giorno / Il Resto Del Carlino

Povera Terra, che compleanno amaro ... Earth Day: secondo i bilanci dell’Onu popolazione e inquinamento in crescita ... Oggi è il giorno della Terra, quell’Earth Day nato il 22 aprile del 1970 che ha cercato nella mobilitazione dei cittadini la chiave per la soluzione dei problemi ambientali che interessano il nostro pianeta. Nonostante parole chiave come risparmio energetico, riciclaggio, green economy siano ormai diventate patrimonio comune, l’impatto umano sulle risorse del pianeta è crescente peri! combinato disposto dell’aumento della popolazione e dei nuovi stili di vita, a partire dall’urbanizzazione. I dati sono chiari, i trend anche. Secondo la Population Division dell’Onu, tra il 2011 e il 2050, la popolazione mondiale aumenterà di 2,3 miliardi, portando la popolazione totale a 9,3 miliardi. In un rapporto uscito lo scorso dicembre il Worldwatch Institute ha previsto che tra il 2011 e il 2050 la popolazione urbana mondiale sarà destinata a crescere di 2,6 miliardi, portando il numero totale di abitanti delle città a 6,3 miliardi. L’imponente urbanizzazione pone grossi problemi per i Paesi in via di sviluppo, che devono trovare mezzi e politiche per fornire servizi essenziali alle loro crescenti popolazioni. Ma anche il mondo industrializzato ha poco spazio per una ulteriore urbanizzazione visto che nel 2011 la sua popolazione era già urbana al 78% e nel 2050 dovrebbe arrivare all’86%. È anche il caso del nostro Paese. L’Italia, denuncia la Coldiretti, ha perso negli ultimi 20 anni il 15% della terra coltivata per effetto della cementificazione e dell’abbandono provocato da un modello di sviluppo sbagliato che ha costretto a chiudere 1,2 milioni di aziende agricole nello stesso arco di due decenni. “Ogni giorno - sottolinea l’associazione - viene sottratta terra agricola per un’area equivalente a circa 400 campi da calcio (288 ettari), con il risultato che in Italia oltre 5 milioni di cittadini si trovano in zone esposte al pericolo di frane e alluvioni che riguardano ben il 9,8 per cento dell’intero territorio nazionale”. Gli indicatori che la pressione è troppo alta sono molteplici. Basti pensare all’allarme sull’aumento dei pesticidi in fiumi, laghi, torrenti e nel sottosuolo recentemente lanciato dall’Ispra, l’Istituto per la protezione ambientale. I residui di pesticidi sono stati trovati nel 55,1% dei 1.297 punti in cui sono stati fatti prelievi di acque superficiali e nel 28,2% dei 2.324 punti di quelle sotterranee, per un totale di 166 tipi di pesticidi individuati nella rete delle acque italiane. Nel 2007-2008 erano “solo” 118. Non deve quindi sorprendere che nel 34,4% dei punti delle nostre acque superficiali e nel 12,3% dei punti di quelle sotterranee i livelli siano risultati oltre i limiti consentiti delle acque potabili e che per altri inquinanti si verifichino situazioni come quella del viterbese, dove gli acquedotti sono storicamente sopra i limiti per inquinati come l’arsenico. I dati relativi alle emissioni inquinanti poi non confortano, soprattutto se si guarda a quelle responsabili dell’effetto serra. Nonostante la crisi economica abbia ti- dotto le emissioni di Co2, le misurazioni relative al 2012 hanno mostrato una crescita di 2.57 parti per milione (ppm), con un nuovo record in atmosfera a 395 ppm. L’apparente contraddizione è dovuta al fatto che le emissioni dei paesi in via di sviluppo - Cina in primis - continuano e continueranno a crescere. Forte nella consapevolezza e nei buoni propositi, il mondo manca ancora di azioni su scala globale adeguate alla sfida di consegnare alle prossime generazioni un ambiente ancora vivibile.

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