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La Nazione / Il Giorno / Il Resto Del Carlino

La favola bella di Giorgio e Annie coppia regina dei sapori. È “Pinchiorri a due voci” ... Galeotto fu il vino, e non poteva che essere così. Accadde a Greve in Chianti, fattoria di Pile e Lamole: lei, mademoiselle di Nizza, in Italia per migliorare la lingua; lui, modenese di Pavullo nel Frignano, frazione Monzone, ma già adottato da Firenze fin dagli anni ‘50, e già sommelier. Scoccò la scintilla, capace di produrre un sodalizio di vita e lavoro che ha partorito i quarant’anni di un tempio del buon mangiare, del buon bere, della compagnia. L’Enoteca Pinchiorri di via Ghibellina, un bel palazzo del Settecento, un’azienda con una cinquantina di dipendenti. Lui è Giorgio Pinchiorri, il Signore della Cantina: 90mila bottiglie, messe tutte in fila farebbero una fila di due chilometri e mezzo; lei è Annie Féolde, la Signora dei Fornelli, a capo di una squadra di venti cuochi. Ma oggi sono il Re e la Regina di Cuori: l’incontro nelle carte da gioco è la trovata che risolve Pinchiorri a due voci, libro edito da Cinque sensi di Lucca (224 pagine, euro 37,50) e scritto da Leonardo Castellucci, giornalista fiorentino, una trentina di titoli all’attivo e lunga militanza tra quotidiani e riviste. Si incontrano, Giorgio e Annie, al centro di questo libro dallo sviluppo inusuale: doppia copertina, doppio testo. Una vicenda comune che però - nelle sequenze separate di testi e immagini - mantiene vive le storie singole dei due protagonisti, attraverso un racconto, anzi due racconti densi di storia e di storie, e ricordi, interviste e contributi. La presentazione è in agenda proprio stamani a Palazzo Antinori, non a caso, perché Piero Antinori firma la prefazione a Giorgio Pinchiorri in nome di una lunga amicizia fatta anche di gesti concreti: la cantina dell’Enoteca conserva gelosamente tra le altre la bottiglia “numero 1” del Tignanello, un vino-simbolo. Per Annie, invece, l’ha scritta Paul Bocuse, un amico e un maestro, lei non si stanca mai di rammentare le sue “lezioni”, i suoi stimoli, i suoi suggerimenti. Castellucci li fotografa così: “Annie comunica col mondo, Giorgio solo con il suo mondo. E questo fa di lui un grande, autentico personaggio che, quando esce allo scoperto per raccontare la propria storia, anche privata, appare asciutto, a tratti laconico”. “All’Enoteca Annie cambia ruolo ma non pelle. Non perde quella sua agilità nei rapporti, quell’elettrica, entusiasta spontaneità che la caratterizza nella sua dimensione privata. Insomma non mette i panni posticci del grande maestro, non ha gli atteggiamenti attoriali che molti cuochi stellati tendono ad assumere da quando il loro lavoro è entrato nell’immaginario collettivo”.

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