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La Nazione / Il Giorno / Il Resto Del Carlino

Il Brunello si riconosce dal colore. L’arma della scienza contro le frodi ... Montalcino, il Consorzio schiera gli esperti per “tracciare” il vino ... Il Brunello vero si riconoscerà dal colore più che dal Dna. Anche se la scienza non è ancora pronta all’analisi infallibile, alla prova regina delle impronte digitali sui vitigni utilizzati in un vino. Dopo anni segnati da inchieste, accuse di frode, polemiche sui disciplinari e percentuali di Sangiovese nel vino, il Consorzio del Brunello ha convocato a Montalcino i maggiori esperti del settore, per animare il convegno sulla “tracciabilità del Sangiovese”. Alla fine del dibattito, anche sulla base della sperimentazione, ovvero l’analisi di 180 campioni di Brunello 2007 prelevati in commercio, lo studio della frazione colorante è quella che garantisce la maggiore sicurezza sulle origini del vitigno. Per gli esperti è il metodo degli “antociani”, l’analisi sulla formazione dei pigmenti nel vino sottoposto a lungo periodo d’invecchiamento, il sistema che dà maggiori garanzie sul fatto che nella bottiglia di Brunello ci sia Sangiovese puro. “La possibilità di analizzare l’intero set di pigmenti presenti nei vini Sangiovese - ha dichiarato Fulvio Mattivi, coordinatore del dipartimento qualità alimentare di San Michele all’Adige - permette di avere una migliore comprensione dei meccanismi di trasformazione dei pigmenti durante la vinificazione e l’invecchiamento, fattori essenziali da considerare per tracciare la varietà Sangiovese nel vino” . E i risultati della sperimentazione sono stati pubblicati su un’importante rivista americana e presentati alle autorità statunitensi, primo fra tutti il TTB (Alcohol and Tobacco Tax and Trade Bureau). Giusto per far capire quale sia il mercato più attento alla tracciabilità del Brunello e alla sicurezza che le bottiglie rispettino il disciplinare di produzione.
Rispetto alle analisi del Dna, più utili in indagini più forensi, lo studio del colore ha avuto più argomenti. Anche perché gli esperti hanno convenuto che il Dna non sarebbe sufficiente a stabilire la purezza di un vino, a certificare che in una bottiglia di Brunello c’è solo Sangiovese. Il test può sancire la presenza del vitigno, senza però escludere quella di altri. “Aver individuato un metodo scientifico per la tracciabilità del vino - ha commentato il presidente del Consorzio del Brunello Fabrizio Bindocci - è importante risultato, non solo per il panorama italiano ma anche per il settore enologico internazionale. Siamo fieri di aver creato un precedente e contribuito, anche se indirettamente, allo sviluppo di un metodo di riferimento”.

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