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La Nazione / Il Giorno / Il Resto Del Carlino

Vigne allagate e pecore senza cibo La devastazione costa un miliardo ... Non solo morti in Sardegna. E non solo ponti crollati, strade inghiottite dal fango e fiumi di distruzione. Ma anche una terra in ginocchio, colpita nella sua ricchezza, nella sua economia. C’è il turismo, certo, soprattutto nel nord dell’isola. E poi c’è l’agricoltura. La Sardegna ha quasi 4 milioni di ovini, oltre il 40 per cento di tutto il patrimonio italiano: interi greggi di pecore, dopo la furia del ciclone, rischiano di morire di fame, per la scomparsa di strade rurali e ponti, e solo nella zona tra Posada e Torpè, nella Baronia nuorese, almeno un migliaio di animali, tra pecore, maiali e bovini, è morto, spazzato via da acqua e fango. Alcuni animali sono stati ritrovati sulle spiagge a qualche chilometro di distanza. Alle pecore che sono rimaste in vita, adesso mancano erba e foraggio. Orti, agrumeti e oliveti sono completamente allagati e la produzione è ormai compromessa. Le province di Olbia e Sassari sono anche quelle, uniche, in cui si produce uno dei vini più pregiati dell’isola, il vermentino di Gallura. Il bilancio dei danni, difficile ancora da quantificare, potrebbe essere anche di un miliardo di euro. Di sicuro non meno di 500 milioni. L’elenco di Coldiretti racconta una situazione drammatica, in una regione sfruttata nel 60% del suo territorio per l’allevamento e al 20% per l’agricoltura: campi allagati, fienili scoperchiati, recinzioni e trattori distrutti, aziende isolate. Coldiretti e Cia (Confederazione italiana agricoltori) sono già al lavoro per aiutare le aziende colpite e anche, se non soprattutto, nelle campagne è scattata la solidarietà di chi mette a disposizione mezzi e alloggi. I trattori per sgombrare le strade e gli agriturismo per ospitare gli sfollati delle campagne. Il nord, la zona del turismo più esclusivo, delle estati vip, della Costa Smeralda riscoperta cinquant’anni fa dall’Aga Khan, è tra le aree più colpite. E se in questi giorni gli alberghi sono pieni non è purtroppo per l’arrivo di turisti, ma per i tanti sfollati accolti nelle strutture ricettive. Talmente tanti che gli alberghi scoppiano. In una terra in cui la crisi ha già messo in difficoltà il turismo (tra il 2010 e il 2013 le presenze sono diminuite di 4 milioni e in due anni si sono persi un migliaio di posti di lavoro nel settore), adesso a pagare è anche il turismo crocieristico. Era previsto l’arrivo di 12 navi nel novembre: il maltempo ha rovinato tutti i piani, eliminando già un terzo degli approdi a Cagliari. Cinquemila turisti in meno, calcola Assoporti. Senza contare che, secondo un dossier della Banca d’Italia, le compravendite immobiliari nei primi sei mesi dell’anno avevano subito in Sardegna un calo del 14,4%.

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