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La Nazione / Il Giorno / Il Resto Del Carlino

Il Chianti cambia i suoi confini. Tagliati gli ettari per i vigneti ... I consorzi varano nuove regole. Previsto un aumento di produzione ... Non si tratta di fare corporativismo. Nemmeno di voler mettere un chiavistello sui prezzi. Piuttosto, l’intenzione è quella di salvaguardare un prodotto di qualità ed unico al mondo. Offrendo adeguate garanzie ai produttori e, conseguentemente, ad un settore economico ed occupazionale dai grandi numeri. Anche per questo la Provincia di Firenze ha approvato due provvedimenti per la programmazione della produzione dei vini di qualità del territorio fiorentino. Limitando, in sostanza, le superfici rivendicabili dei vini Chianti e Chianti Classico. “Palazzo Medici Riccardi - dice l’assessore provinciale all’agricoltura, Pietro Roselli - non ha fatto altro che accogliere le proposte arrivate dai consorzi di tutela”. Alla base di tutto, l’attuale situazione dei mercati. Non tanto la crisi, intesa in senso generale. Anche perchè - soprattutto riferendosi al Chianti Classico - il taglio delle rese disposto per l’annata 2010 e la scarsa produzione registrata l’anno scorso hanno portato ad una riduzione delle eccedenze strutturali. Per il Chianti, poi, le vendite tengono bene. Negli ultimi tre anni il quantitativo imbottigliato è stato superiore alla produzione annua. Risultato concreto di tutto questo sono state la diminuzione delle giacenze di magazzino e l’aumento del prezzo del vino sfuso. Le parole del presidente del Consorzio Vino Chianti Classico, Sergio Zingarelli, riassumono il senso dell’operazione della Provincia: “La storia degli ultimi anni - dice Zingarelli - ci spinge ad essere prudenti. Abbiamo proposto il rinnovo della limitazione della superficie rivendicabile Chianti Classico come misura per arrivare al massimo equilibrio di tutte le componenti della denominazione e per garantire una stabilità di mercato”. “E gli ultimi cinque anni - aggiunge il presidente del consorzio Chianti, Giovanni Busi - il mercato del vino Chianti ha raggiunto un sostanziale equilibrio tra domanda e offerta. Il nuovo disciplinare prevede tra l’altro la possibilità di un’anticipata immissione sul mercato del vino. E’ stato approvato dall’Assemblea, e quando entrerà in vigore dovremo tenere conto di un aumento della produzione, per effetto dell’aumento delle nuove rese ettariali, che in parte sarà compensata dalla minore produttività dei vigneti obsoleti. La nuova normativa regionale prevede inoltre la possibilità di rivendicare un vino a denominazione di origine, come il Chianti, da vigneti idonei alla produzione di quel vino, qualora il conduttore detenga in portafoglio un idoneo diritto di reimpianto. Ecco perché - conclude Busi - riteniamo che almeno per il momento, non si possa immaginare un aumento delle superfici che producono il nostro vino”. In ogni caso l’aumento dei prezzi potrebbe portare ad una fisiologica flessione delle vendite. Rischiando, di conseguenza, di mettere in seria difficoltà un comparto fondamentale per l’economia della Toscana. Un settore che produce un giro d’affari di 350 milioni di euro l’anno (originati soltanto dal Consorzio Chianti), oltre ad altri cento milioni di indotto, e che offre lavoro a circa ventimila addetti in quasi cinquemila aziende (3.600 del Chianti e 1.140 del Classico). Su un territorio che insiste, per il Chianti Classico, su due province (Firenze e Siena), arrivando a sei (Firenze, Siena, Arezzo, Pisa, Pistoia e Prato) per il Chianti. Con una superficie di circa 7.500 ettari per il Chianti Classico e 17mila per il Chianti e 950mila ettolitri annui prodotti (700mila per il Chianti e 250mila per il Classico). Numeri importanti, per un prodotto che - nel caso di quattro bottiglie su dieci - finisce sui mercati internazionali, a partire da Canada e Stati Uniti.

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