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La Nazione / Il Giorno / Il Resto Del Carlino

Firenze brinda alla Gran Selezione. Chianti Classico, rivoluzione francese ... Cifre-record per l’evento ideato dal Consorzio a Palazzo Vecchio ... Il Gallo Nero studia il francese per scrollarsi di dosso quella che il suo presidente chiama, non senza una buona prova di coraggio, “immagine polverosa”. Lo studia senza rinunciare alla sua identità: l’uva principe resta il Sangiovese nero, ma tanto francese è il modello per la grande novità di quest’anno. Il nuovo cru, lo “chateau”, insomma il vino di punta dell’azienda che il Consorzio del Chianti Classico ha proposto al mondo con un lancio in grande stile dal Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, doppiato poi dai consueti due giorni - ieri per la stampa, oggi per la gente del settore - della Collection alla Stazione Leopolda, con 142 aziende (su 600 soci) che hanno proposto 769 etichette stappando quasi ottomila bottiglie per 200 giornalisti e 1.300 operatori da tutto il mondo. In compagnia di una “vetrina” di splendidi sapori d’Italia, ideali per il lancio dell’annata 2012 e della riserva 2011 (con il 2013 che già scalpita in botte), ma soprattutto del nuovo “cru”, la Gran Selezione. Una super riserva, ma ottenuta tutta dalle migliori uve dell’azienda (niente scambi di uve e di mosto, insomma, tra cantine) scelte subito per essere classificate Gran Selezione. Con un invecchiamento allungato a tre mesi, gli ultimi tre in bottiglia. Le aziende già pronte, una trentina, hanno proposto la propria Gran Selezione in Palazzo Vecchio: qualcuno ha anche creato per il “cru” una nuova etichetta, come lo stesso presidente, che l’ha chiamato non a caso “Sergio Zingarelli”. “Mi auguro che entro il prossimo anno possano essere molte di più”, ha aggiunto ieri alla Leopolda, in un talk show con i giornalisti, condotto dal gastronauta Davide Paolini, presente il direttore Giuseppe Liberatore e alcune tra le ‘griffe’ più celebri del Gallo Nero. Costerà in enoteca in media fra i 30 e i 40 euro, ma si sa di qualche bottiglia che supera i 60. Un lavoro non facile, partito già quattro anni fa, quando alla guida del Consorzio c’era Marco Pallanti, e proseguito anche a fatica per mediare “idee, opinioni, esigenze, microzone, propositi”, ricorda Zingarelli. Ora partiranno i roadshow in tutti “i principali mercati.- annuncia Liberatore - che amano i nostri vini: il Nord America, l’Est asiatico, l’Europa”, insomma l’80 per Cento degli acquirenti di Chianti Classico. Un lavoro che non è finito: in Palazzo Vecchio l’enologo Franco Bernabei guarda al futuro e annuncia il via “allo studio di aree comunali e- aree a vocazione”. Se nella composizione dell’uva ha vinto il modello-Bordeaux, il Chiami Classico guarda anche alla Borgogna: zone più piccole, denominazioni comunali o locali. L’ultimo sogno? Il Gallo Nero sulle bottiglie dei “supertuscan” prodotti tra questi colli, ma ancora senza il marchio. Allora la rivoluzione sarà finita.

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