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La Nazione / Il Giorno / Il Resto Del Carlino

Castelli del Grevepesa, mezzo secolo in bottiglia Tradizione e nuovi “cru”. dal Chianti alla conquista dei mercati esteri ... Cinquanta annidi storia. Ottanta soci, di cui una dozzina nuovi:
solo tre o quattro superano i 20 ettari di estensione delle vigne, gli altri si aggirano in media fra i 3 e i 5 ettari. Ventimila quintali di uva per mettere sul mercato 4 milioni e mezzo di bottiglie divino (un milione in più rispetto all’anno precedente), senza contare i vinsanti, le grappe e anche un paio di oli extravergine di oliva, in tre distinte linee di qualità con ben 17 etichette: la metà, più esattamente 9, sono di Chianti Classico, con 3 riserve e 3 Gran Selezione, il nuovo “cm’ studiato dal Consorzio del Gallo Nero per sfondare soprattutto nei mercati esteri. Dove Castelli del Grevepesa, la più grande realtà cooperativa del Chianti Classico, è presente con un volume di vino esportato ormai vicino alla metà del prodotto, ed è in forte espansione nei mercati tradizionali del Chianti Classico, Stati Uniti in testa, poi l’Europa con la Germania in prima fila. “Mercati che vanno seguiti bene, cercando di produrre vini importanti e adeguati ai cambiamenti del gusto: in America per esempio non piace più ormai l’eccessivo gusto ‘di legno’, e quindi bisogna essere sempre pronti a capire cosa vogliono quei consumatori (che oltretutto hanno anche il ‘vizietto’ di annoiarsi presto....) ma senza mai dimenticare l’identità e il territorio”.
C’è tutto il mondo dell’azienda creata nel 1965 dal cavalier Gualtiero Armando Nunzi, figura leggendaria nel vino toscano, nei numeri, ma soprattutto nelle parole di Ugo Pagliai, 63 anni, da un anno direttore generale e anche enologo dell’azienda presieduta da Enzo Benucci, che ha la sede, cioè il cuore e la mente (la cantina, con una linea di imbottigliamento da 10mila bottiglie l’ora) al Ponte di Gabbiano, lungo la valle della Greve, ma ha radici e carne nel territorio di San Casciano e non solo, all’interno del Chianti Classico (anche a Greve, Tavarnelle e Barberino), e in più produce e imbottiglia due Rosso Toscana Igt, un Chianti docg, un Bianco Igt e una Vernaccia di San Gimignano,un Morellino di Scansano, un Rosso e un Brunello di Montalcino.
Pistoiese dell’Appennino (“Sono un cutiglianese doc”, dice orgoglioso), Pagliai frequenta da quarant’anni il mondo del vino, da quando creò la prima azienda a Gaiole in Chianti per passare poi attraverso le esperienze delle Antiche Fattorie Fiorentine e quindi del Gruppo Santa Margherita - Marzotto fino alla Vecchia Cantina di Montepulciano. A Castelli del Grevepesa l’ha chiamato il presidente Benucci per rifondare il management e le attività commerciali e di marketing. I risultati si vedono: più 30%di fatturato in un anno, e valutazioni eccellenti sulle principali “bibbie” mondiali del vino, da James Suckling a Wine Spectator. “E’ un’azienda piena di giovani, che collaborano tutti al meglio, e con entusiasmo. E i soci
- spiega Pagliai - hanno fiducia, si discute e si propone per arrivare alla massima condivisione. Ma da bravi toscani investono volentieri per migliorare sempre le vigne: in tre anni faremo grandi risultati”. Tra l’altro proprio a Pagliai, a fine gennaio, nella sede della Camera di Commercio Italo-Americana a New York è stato conferito il riconoscimento di Enologo dell’Anno
2015.

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