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La Nazione / Il Giorno / Il Resto Del Carlino

Il fascino delle rarità in bottiglia. Così la Toscana conquista i Samurai ... Orpicchio, chi era costui. Eccola lì, in un vecchio vitigno a bacca bianca a rischio di estinzione, che qualche viticoltore coraggioso ha deciso di rimettere in produzione come sfida verso vini di più marcata identità e memoria di territorio, una delle chiavi per capire il successo del Vigneto Toscana a Vinitaly. Preso letteralmente d’assalto, il padiglione 9 con le sue appendici - la “tenda” dei maremmani, gli stand dei big nel padiglione 7, i banchi dei biologici e biodinamici nell’area Vivit - nei primi due giorni di fiera da un pubblico vasto e tanto eterogeneo: un bell’afflusso di popolo perché la kermesse veronese non rinuncia a quel suo folcloristico coté da sagra della salsiccia, anche se il biglietto costa ben 60 euro (ne sono stati però distribuiti a quintalate, online e non, a prezzi stracciati), ma anche tanti operatori di settore, importatori, ristoratori, distributori. A smentire in parte chi è pronto a giurare che gli affari veri ormai si fanno a Prowein, in Germania (la fiera di Dusseldorf ha chiuso pochi giorni fa), o al Vinexpo di Bordeaux a giugno, e che Vinitaly è ormai appunto solo una bella vetrina mtt’al più per il mercato nazionale.
Si respira un’aria di ottimismo, e non solo negli stand dei grandi brand ormai abituati all’agenda fitta di appuntamenti, e pronti a consolidare quote di mercato già acquisite. “La crisi del rublo non sembra aver fermato i russi”, osserva Ferruccio Ferragamo allo stand del Borro, la sua tenuta di San Giustino Valdarno. “E la sorpresa maggiore - aggiunge - sono forse i giapponesi: cercano la qualità anche senza badare troppo al prezzo, e grazie a uno spiccato senso estetico guardano molto al packaging, alla bottiglia. Ma in genere puntano su vini anche molto complessi, e comunque ben identificativi del territorio”. Giapponesi e cinesi, già: è proprio l’uomo dell’orpicchio a rivelare che nell’area Vivit li vedi “chiedere con insistenza rarità e biodiversità come attributi fondamentali per gli acquisti”, osserva Giulio Wilson Rosetti, titolare dell’azienda di famiglia Dalle Nostre Mani, undici ettari nella zona di Fucecchio. “I nostri vini - continua - suscitano interesse in quei paesi anche perché apprezzano il lavoro che facciamo con gli anziani: in etichetta abbiamo le facce di queste vedove che vengono ancora in vigna, un vino è dedicato a un signore morto a 101 anni, ma attivo in vigna fino ai 99”. Lui, Rosetti, fa anche uno spumante con un vitigno tutto toscano, il Trebbiano un tempo considerato il “vinaccio dei contadini”: e sulle bollicine si appunta un altro dei motivi di interesse.
“Ma quello che conta è il messaggio che passa attraverso i nostri vini”, nota Marco Sodini, direttore commerciale di Salcheto, l’azienda di Montepulciano che ha realizzato lo stand tutto con materiali di riciclo prestati anche da altre fattorie. “Però intendiamoci, nella bottiglia ci deve essere roba buona, altrimenti che vuoi comunicare”.

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