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La Nazione / Il Giorno / Il Resto Del Carlino

Calici doc ... La grande abbuffata del Vinitaly è finita con numeri monstre. Operatori professionali da 140 Paesi, 2.600 giornalisti da 46 paesi, 150mila visitatori da tutto il mondo. Non solo dai mercati tradizionali di lingua tedesca (Germania, Austria, Svizzera) o di lingua inglese (Usa, Canada, Gran Bretagna) ma anche Far East con Thailandia, Vietnam, Singapore, Malesia. Si è vista l’Africa, con new entry come Camerun e Mozambico. Bene pure il Nord Africa, con la ripresa di Egitto, Tunisia e Marocco sia per il vino che per l’olio extravergine del salone Sol&Agrifood. Fiera di grande business internazionale ma anche momento di confronto sulle nuove tendenze del vino. Innanzitutto il biologico: cresce il numero delle cantine che fanno bio, grazie anche alla nuova normativa comunitaria. Ma non solo bio: la tendenza è verso il biodinamico e anche il vegano, vini ottenuti senza uso di sostanze di origine animale. Una nicchia per 800mila vegani? Forse, ma che può interessare anche 4 milioni di vegetariani. Poi bollicine da nord a sud: tutta l’Italia si è messa a produrre vini frizzanti e spumanti sia metodo Charmat che metodo classico. Ovunque trionfano i vitigni autoctoni, quelli che meglio raccontano il territorio senza più seguire mode o tendenze omologanti. Infine, per rilanciare i consumi, si cercano nuove categorie di wine-lover tra i giovani e le donne: quindi stop ai vini legnosi, muscolari, per dare spazio alla bevibilità, alla freschezza con i bianchi in recupero sui rossi. Ecco, tra conferme e cantine emergenti, sette bottiglie che raccontano il Vinitaly in sintesi.

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