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La Nazione / Il Giorno / Il Resto Del Carlino

Quella bottiglia non s’ ha da bere I vini pregiati, un affare di gusto
A Milano mercoledì l’asta Bolaffi. L’Italia prova a sfidare la Francia ... E se L’Expo fosse anche l’occasione per una “follia”? Una visita ai padiglioni, e giusto un salto in centro per portarsi a casa una bottiglia da leggenda. Magari la rarissima 15 litri del Masseto 2010, o l’ancor più rara 12 litri di Ornellaia, mai messa in vendita in Italia; annate da brivido del Brunello di Montalcino Biondi Santi o, in alternativa, se adorate lo champagne, il favoloso Moet & Chandon, primo millesimo prodotto nella storia delle bollicine francesi, e sé proprio avete la Francia nel cuore, qualche bell’esemplare di La Tache Domaine de la Romanée-Conti, o del prezioso Chateau d’Yquem, il Sauternes dei vip. L’appuntamento è mercoledì 13, a cura della casa Bolaffi, che è entrata - seconda tra le “specialiste” italiane dopo la fiorentina Pandolfini, e in collaborazione con Slowfood - nel giro delle vendite di grandi vini per collezionisti. Vetrina d’eccezione, nello stile della casa, lo Spazio Miroglio in piazza della Scala, con un aperitivo gustoso: alle 10, la tavola rotonda “Il gusto del collezionismo”, patrocinata da Padiglione Italia con gli interventi del critico enogastronomico Allan Bay, dell’enologo Paolo Della Rosa e del presidente della Fondazione Slow Food per la Biodiversità onlus Piero Sardo.
Il catalogo è da capogiro: oltre alle bottiglie rammentate, ci sono lotti delle più belle griffe vinicole nazionali e transalpine: una sessione dell’asta è dedicata alle “Grandi verticali d’Italia”, con le migliori annate di vini come Sassicaia, Solaia, Tignanello, Monfortino, Gaja e molti altri; quanto ai cugini-rivali, all’incanto etichette tipo Krug, Dom Pérignon, Crystal, Salon Le Mesnil. A catalogo da capogiro corrispondono anche prezzi da brivido: per capirsi, Il “Moet” del 1842 parte da 4mila euro, il Masseto 2010 da 10mila euro, l’Ornellaia
2011 da 3.500, il Grand Cru La Tache 1998 da 3mila. E una forma da 36 chili di Parmigiano Reggiano bio del 2007 da 4mila: già, perché all’asta ci sono anche eccellenze del gusto made in Italy. Comunque, sfogliando le 180 pagine del catalogo, qualcosa alla portata di ogni portafoglio (o giù di lì) non è difficile trovarlo.
Una passione che pare dilagare nel mondo, questa delle aste dei “fine wines”. Un giochetto da 300 milioni di dollari l’anno, che finora ha visto l’Italia un po’ ai margini: non arrivano a 10 (su tutte Masseto, Ornellaia, Giacomo Conterno, Sassicaja, Tignanello e Gaja) le etichette capaci di giocarsela con le corazzate di Bordeaux e Borgogna nel grande giro delle aste, tra Londra e Hong Kong, le piazze più attive. Però il 2014 ha confermato la crescita del Vigneto Italia nelle grandi aste, con un +47% nella quotazione media a bottiglia, arrivata a 253 dollari. Certo, lontani anni luce dai 500mila dollari battuti nel 2000 per un Cabernet da 6 litri targato Screaming Eagle, Napa Valley. Un gioco che vale co munque la candela, se è vero, come stima la American Association of Wine Economics, che investire in “fine wines” rende in media il 4,1% all’anno. Trovarla, una banca che te lo dà.

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