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La Nazione / Il Giorno / Il Resto Del Carlino

Sangiovese con cabernet Tignanello alla svolta ... Il nettare della rivoluzione ha quarant’anni, e se li porta benissimo. Che poi m realtà gli anni sarebbero 44: perché porta la data
1971 la prima bottiglia della prima vendemmia di Tignanello (non a caso, custodita nella splendida cantina di Giorgio Pinchiorri a Firenze), il vino che Marchese Antinori produce nell’omonima tenuta tra colline dolci e assolate, poco lontano dalla cantina-cattedrale di Bargino. Sarebbero 44, ma l’annata 1971 uscì nel 1975. E così, oggi si fa festa con 40 candeline al vino della svolta. Prodotto in 350mila bottiglie all’anno (all’inizio erano 70mila) secondo un piano partorito dalle fulminanti idee condivise tra Piero Antinori (netta foto), da 49 anni alla testa dell’azienda condotta da 26 generazioni di Antinori fin dal 1385, e da Giacomo Tachis, lo schivo tecnico-poeta piemontese padre della moderna enologia italiana.
Un vino da 13,5° di alcol, frutto del matrimonio tra sangiovese, l’uva principe del Chianti, presente in vigna e in bottiglia all’80%, con un 15% di cabernet sauvignon e negli ultimi anni un 5% cli cabernet frane: ricetta che mal si sposava con le regole di allora (ai primi anni Settanta si usavano ancora le uve bianche), così il Tignanello non è mai diventato Chianti Classico. In compenso ha tracciato una strada nuova: la fermentazione malo lattica, l’affinamento in barrique da 225 litri anziché botti grandi, le uve da una sola vigna come un vero “cru”, negli anni più recenti “illuminate” da un pavimento in alberese bianco per i filari, che regala ai grappoli una più intensa carezza del sole riverberato.

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