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La Nazione / Il Giorno / Il Resto Del Carlino

Comuni uniti in nome del Chianti. Al via la proposta, ma c'è chi dice no ... Gaiole, Castellina e Radda, gli antichi Terzieri della medievale Lega del Chianti, potrebbero fondersi in un unico comune da 7.500 abitanti. La proposta di un referendum per riunire i tre enti del Senese in una sola realtà è spinta da un comitato spontaneo, affiancato ora anche dai proprietari di grandi e piccole aziende viti- vinicole della zona, ossatura del sistema economico e cuore dell’identità di queste terre A partire da Francesco Ricasoli, erede della grande casata del Barone di ferro Bettino, che nel 1993 ha ripreso in mano le redini dell’azienda di famiglia a Brolio (nel territorio di Gaiole dove ieri si è tenuto un summit tra produttori di vino ed enti locali), rilanciando un nome affermato in tutto il mondo. “I vantaggi amministrativi e burocratici di una fusione sono evidenti, è una grande opportunità da prendere prima che altri possano decidere per noi con effetti nefasti”, ha detto aprendo l’incontro con gli operatori del settore che si è svolto ieri proprio a Brolio. Il riferimento è al dibattito che accompagna la spinta della Regione agli accorpamenti, su cui le opinioni sono discordanti. Se il sindaco di Gaiole Michele Pescini è apertamente per il sì (“I Comuni come li abbiano conosciuti finora stanno sparendo per mancanza di risorse, la fusione è l’unica alternativa valida”), Radda per il momento nicchia, mentre Castellina punta su un’altra strategia, un’unione di area vasta partendo dallo schema di promozione territoriale che coinvolge Castellina, Radda, Castel Nuovo Berardenga, Barberino Val d’Elsa, Greve, San Casciano e Tavarnelle. “Il primo passaggio è vedere se le diverse realtà del Chianti senese e fiorentino possono lavorare insieme”, dice il sindaco Marcello Bonechi. Una prospettiva, quella dell’Unione, smontata dalla testimonianza del sindaco della pisana Crespina, Thomas D’Addona: “In Valdera è stata un disastro, solo un livello burocratico in più con spese aggiuntive e nessun risparmio”. Ecco allora che l’idea di un unico ente, ricalcato esattamente sui confini della zona del Chianti storico, alletta particolarmente i produttori. “Questo percorso può aiutarci a difendere la nostra identità - ha detto Carlo Mascheroni, proprietario dell’azienda di Volpaia - grazie a un forte radicamento geografico. I tre Comuni hanno pochi abitanti, in un’unione con realtà molto più grandi non avrebbero peso”. L’ipotesi è andare al referendum consultivo raccogliendo le firme tra i cittadini e bypassando i consigli comunali. “Sarebbe meglio se l’iniziativa partisse da loro - ha detto Deborah Montagnani, presidente del comitato - in caso contrario daremo la voce alle nostre popolazioni”.

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