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La Nazione / Il Giorno / Il Resto Del Carlino

Vinitaly, i calici valgono13 miliardi. Fatturato record e vola l’export ... Fuori i No Tav a protestare assieme ai risparmiatori della Popolare di Vicenza finiti sul lastrico durante la gestione di Gianni Zonin, grande signore del vino. Dentro i corazzieri, i presidenti di regione (Zaia, De Luca, Maroni), il ministro Maurizio Martina a celebrare i 50 anni di Vinitaly alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
Una visita “illustre” che fa il paio con quella di due anni fa di Giorgio Napolitano e con quella - l’anno scorso - del premier Matteo Renzi in chiave di consacrazione del miracolo del vino italiano nel mondo e propedeutica all’apertura di Expo, dove proprio la fiera veronese era il regista del padiglione del vino.
Oggi il premier tornerà al Vinitaly a dialogare con il guru dell’e-commerce asiatico, Jack Ma, patron di Alibaba, per tentare di aprire nuovi orizzonti al nostro export enoico nelle ricche aree dell’Estremo Oriente dove i francesi fanno affari d’oro coi loro rossi e noi non vogliamo starli a guardare. Ma intanto è grande festa a Verona, con un salone che si annuncia da record con 140 Paesi presenti e 150mila visitatori attesi. Il settore tira, è la punta di diamante del nostro agroalimentare con il record dell’export (5,4 miliardi nel 2015, +5%), un giro d’affari di 12-13 miliardi e - segnala il presidente di VeronaFiere Maurizio Danese - “investire nel settore vinicolo è più remunerativo che nella finanza”. E pazienza se i consumi interni sono scesi al minimo storico (36-37 litri pro capite), se nell’export corrono soprattutto gli spumanti (valgono da soli quasi 1 miliardo), se i costi proibitivi del fattore terra tiene lontani i giovani, se il settore è tuttora oppresso da una burocrazia massacrante, se i 100 milioni di fondi comunitari disponibili ogni anno per la promozione sui mercati lontani potrebbero essere spesi meglio. C’è un governo che si sta dando da fare (il ministro Martina annuncia che in commissione Agricoltura alla Camera ha mosso i primi passi il testo unico sul vino) e che è intenzionato a difendere il nostro patrimonio di marchi geografici di qualità Dop e Igp (oltre 500) dagli attacchi della concorrenza internazionale ma anche di quella interna all’Europa, con gli spagnoli che ci hanno provato col lambrusco e con altri vini identitari (cioè quelli che si identificano col nome del vitigno).
Mattarella ha esortato il comparto a osare di più, a essere all’altezza delle sfide che lo attendono dopo aver vinto la battaglia della qualità e della rinascita dopo il disastro del metanolo del 1986. “C’è domanda di Italia nel mondo - ha detto il presidente - e non dobbiamo avere paura della competizione con nuovi produttori e paesi emergenti. Siamo leader in qualità e innovazione, ma non basta. Bisogna far salire l’asticella della sicurezza alimentare e quindi della tracciabilità, delle garanzie sanitarie, dell’autenticità dei marchi, delle condizioni di ambiente e della qualità del lavoro”.
Il vino è impresa, ambiente, società, cultura e territorio. “Bisogna integrare la cultura del cibo, la salvaguardia del territorio, il turismo. Su questo terreno facciamo un po’ meno di quello che potremmo”, è l’unica nota di velato rimprovero di Mattarella al sistema vino Italia. C’è un marchio Doc da cui “dipende molto del nostro futuro e quello dei nostri figli”: “il marchio Italia Doc” - ammonisce - che deve accompagnare nel mondo i nostri prodotti, “ma deve anche offrire ai nostri ospiti un sistema di eccellenza ambientale”.

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