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La Nazione / Il Giorno / Il Resto Del Carlino

“Il plagio? Normale, siamo i migliori. Difendiamoci con un chip” ... Lo scorso anno ha toccato i vertici dell’enologia mondiale, conquistando i 100/100 di “The wine advocate”, rivista culto del settore. Alessandro Mori da quaranta anni produce Brunello all’azienda “Il Marroneto” di Montalcino e reagisce con un paradosso alla notizia della contraffazione che ha colpito i suoi colleghi: “Non mi è mai successo e non so cosa penserei, certo che se falsificassero un mio vino per un collezionista sarebbe quasi un riconoscimento di importanza...”.

In questo caso il falso però è di bassa lega: vino da un euro per rivenderlo quindici/sedici.

“Ecco, questo mi darebbe molta tristezza. Un’operazione così dozzinale è veramente uno spregio per un marchio tanto importante”.

Hanno forse puntato su una clientela poco esperto?

“In realtà è una stranezza, perché in Danimarca c’è un mercato molto importante, che alla mia azienda dà molte soddisfazioni. Sanno bere e amano la qualità, non è un caso che il Noma di Copenaghen sia stato considerato per anni il miglior ristorante del mondo”.

Come ci si può difendere dai falsi?

“Ci sono tanti sistemi, come i chip nelle etichette o nel collarino, non rappresentano un investimento insostenibile. Certo che ca

si come questo, dove non si salvano nemmeno le apparenze, rientrano in una tipologia di truffa che non ha bisogno di grandi accorgimenti”.

Quanto possono nuocere al Brunello certi episodi?

“Si tratta in ogni caso di un danno, anche se tutto dipende dalle dimensioni: per duecento bottiglie l’episodio è marginale, seppure considero importante che sia stato smascherato. Credo ci dia il segnale indiretto che il nostro brand è particolarmente richiesto e dotato di immagine nel mondo.

Siamo tornati a un’esplosione confortata dai numeri”.

Quindi futuro ancora roseo, contraffazioni a parte? “Sono convinto di sì. Personalmente spero che tanti imbottigliatori impegnati a Montalcino lo facciano sempre più non solo per il guadagno ma per la qualità e l’immagine del prodotto, puntando così oltre al marchio Brunello anche su quello di ogni singola azienda”.

Detto d chi è arriva ai vertici della critica mondiale... “Ho urlato per un’ora, quando ho saputo dei 100/100 di Robert Parker. Lo considero un grosso regalo che mi ha fatto la vita, ma anche un riconoscimento alla serietà del lavoro, perché ho sempre creduto nel rispetto della tradizione e del territorio. Così nasce il vero Brunello”.

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