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La Nazione / Il Giorno / Il Resto Del Carlino

Dalla vendemmia al vino. In settembre l’Italia celebra il più prezioso dei suoi gioielli ... Da sempre settembre è il mese dedicato alla vendemmia. In un recente censimento relativo alle varietà di vite presenti in Italia sono state catalogate 174 varietà coltivate, 330 con materiale genetico non coltivato ma in collezione e 166 relitti, vitigni a fortissimo rischio di erosione. Il Sangiovese, il vitigno più diffuso per la produzione di vini, assume nomi diversi in base al luogo dove si coltiva: a Montalcino si trasforma in celebre Brunello e 40 km più in là dà vita al Nobile, dai vigneti sottostanti la piazza di Montepulciano, e al Morellino sulle colline di Scansano e dintorni. Necessario almeno per il 70 per cento della composizione d’uve per ottenere uno dei vini italiani più conosciuti al mondo, il Chianti. Geneticamente diverso ma con lo stesso nome, il Sangiovese alligna perfettamente in Romagna, dove oggi una folta schiera di giovani vignaioli ne trae vino robusto e desideroso d’invecchiamento. Qualcosa di simile accade anche per

altre denominazioni famose a livello mondiale come Barolo e Barbaresco, in verità figlie di un unico vitigno, il Nebbiolo, che in Valtellina è base per l’omonimo vino e lo Sforzato (richiede almeno il 90 per cento di uva Nebbiolo). Ma il vino più venduto in Italia è lui, il Lambrusco, fresco e frizzante. In verità ne esistono almeno una decina di denominazioni tra DOC e IGP, che si differenziano per varietà d’uva e luogo d’origine, dal Mantovano al Ravennate, con Modena e Reggio Emilia a fare la parte del leone. E per chi va... in bianco corre in soccorso il Lugana (nelle diverse tipologie), elaborato con uva Trebbiano di Soave sul lago di Garda, a cavallo tra Brescia e Verona. Dicono che sia il vin o bianco che si vende meglio all’estero, anche nella versione spumante metodo classico. Per non dire dell’altra regina dello spumante italiano, il Prosecco (anche in questo caso ne esistono diverse accezioni a seconda della zona d’origine), che conquista proseliti in tutto il mondo. Nel Triveneto è guarda caso un’altra uva locale la più coltivata, la Glera. Che garantisce unicità assoluta al prodotto finale.

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