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La Nazione / Il Giorno / Il Resto Del Carlino

Il Brunello va a nozze col tartufo. Unioni di comuni e di eccellenze ... Dire che il Brunello d’ora in poi si beve con il tartufo potrebbe apparire come una enorme banalità. Ma certo la fusione tra i Comuni di Montalcino, patria del vino rosso più celebre al mondo, e di San Giovanni d’Asso, piccola capitale del pregiato tubero, affonda le radici anche nella volontà di mettere insieme due eccellenze toscane e i rispettivi indotti economici. Il Comune unico lo vogliono con forza i due sindaci di centrosinistra - Silvio Franceschelli (Montalcino) e Fabio Braconi (San Giovanni) - i consigli comunali e gran parte dei cittadini. Ma il verdetto finale spetta alle urne: oggi e domani, infatti, circa 4.600 elettori (700 a San Giovanni e 3900 a Montalcino) sono chiamati a esprimersi con un “sì” o un “no” al referendum. Se vincesse il “sì” dal primo gennaio il Comune unico diventerebbe realtà con il nome, però, solo di Montalcino; mentre San Giovanni d’Asso resterebbe un Municipio, organismo privo di personalità giuridica, ma finalizzato a preservare l’identità storica della comunità originaria. Difficile fare previsioni, anche se la legge dei numeri farebbe pensare a una vittoria del sì. Gli abitanti dei due Comuni vengono considerati un unico corpo elettorale e il risultato della consultazione sarà la somma dei sì e dei no espressi complessivamente qualunque sia il numero o la percentuale dei votanti. Sebbene la maggior parte abbia pochi dubbi sull’opportunità di fusione e sia in numero largamente maggiore, nessuno si sente ancora di dare la partita per vinta. La vera grande scommessa sono le enormi potenzialità derivanti dalla fusione. Non solo per i due Comuni in quanto a risparmi e maggiori entrate previste dalla legge, ma per tutta la provincia di Siena e la Toscana del Sud in genere. I sindaci hanno su questo le idee chiarissime. Unire il Brunello al tartufo e viceversa significa dotarsi di un brand di straordinaria potenza. Perché, come chiariscono i due sindaci, “sono due eccellenze uniche e non riproducibili in altre zone”. Destinate, oltretutto, a fare da traino agli altri prodotti tipici della zona: olio, miele, formaggi e cereali. Una catena di bellezze e bontà per attrarre sempre più turisti e spingere ancora di più un settore che adesso già vale 190 milioni di euro l’anno di fatturato, di cui il 70 per cento in esportazioni soprattutto verso gli Stati Uniti e i mercati più ricchi del mondo. Un distretto del gusto e dell’eccellenza al quale, non a caso, guardano con interesse un po’ tutti i territori che hanno a che fare con il vino. Non ultimo il Chianti Classico che da tempo lavora all’unificazione amministrativa dell’area a cavallo fra le province di Siena e Firenze. Qui le difficoltà sono maggiori ed è chiaro come si proceda a passo meno spedito. Ma una svolta decisiva potrà venire se - come molti credono - i benefici oggi ipotizzati per Montalcino e San Giovanni d’Asso si tradurranno in realtà nel giro di un in un paio di anni.

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