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La Nazione

Dopo tre anni di indagini, si conclude la vicenda del falso Sassicaia ... Dopo tre anni di indagini si è conclusa con la richiesta di rinvio a giudizio di tredici persone l'inchiesta sul Sassicaia e il Chianti falso condotta dal sostituto procuratore della Repubblica di Pisa, Valeria Marino. Per il prossimo 21 maggio è già stata fissata la prima udienza davanti al Gip del Tribunale di Pisa. Le indagini che hanno portato a scoprire i "produttori" del Sassicaia fasullo, iniziate nel 1999, erano partite dalla segnalazione di un consumatore santacrocese. L'uomo, Claudio Gufoni, responsabile dell'Arci Slow Food del Valdarno — uomo con una grande passioni per i «rossi» (i vini) e le «rosse» (le Ferrari), tantoché è presidente del Ferrari Club di Santa Croce sull'Arno — , si era accorto che il vino acquistato a 80.000 lire a bottiglia non era Sassicaia, il vino preferito dalla corte inglese; l'esperto inviò una e-mail al produttore del Sassicaia originale, Nicolò Incisa della Rocchetta, che a sua volta aveva provveduto alla denuncia. Ventimila bottiglie di falso Sassicaia e sei milioni e mezzo di bottiglie di falso Chianti erano state immesse in commercio. Le indagini sono state condotte dalla polizia tributaria della Guardia di Finanza dall'Ispettorato repressione frodi di Firenze e di Pisa. Le accuse per i presunti falsificatori di Sassicaia sono state pesanti: associazione a delinquere finalizzata alla truffa, commercializzazione di prodotti con segni falsi, e frode in commercio. Nel corso delle indagini sono finiti in carcere tre uomini, uno residente in provincia di Siena e due in quella di Pisa. Uno dei due pisani avrebbe avuto in entrambi i casi il ruolo di intermediario. Altre cinque persone, residenti nel Pisano, sono state costrette agli arresti domiciliari. Quando scoppiò il caso i responsabili della casa distributrice del celeberrimo Sassicaia - la «Meregalli» - inviarono oltre 3.000 lettere alle enoteche, ristoranti e clienti privati ribadendo che solo i loro agenti erano autorizzati alla vendita del prodotto, sollecitando segnalazioni di casi di vendite sospette o qualsiasi altra anomalia. Per la verità un'anomalia c'era, sulle bottiglie sequestrate nel corso dell'inchiesta: la capsula era visibilmente diversa da quella originale, ma soprattutto a tradire i falsari è stato il colore giallo sbiadito dello stemma apposto sulla etichetta, che nelle confezioni autentiche è dorato.

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