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La Nazione

Vino Chianti "taroccato", boom delle vendite estere-«Dobbiamo farla finita con questa vergona». La vergogna è il mercato del vino «taroccato», Chianti e non solo, che fuori dai confini italiani ha raggiunto livelli ragguardevoli. La richiesta di trovare rapidamente una soluzione arriva da Paolo Saturnini, presidente dell'associazione nazionale Città del Vino e sindaco di Greve. «Noi - commenta Saturnini - siamo preposti per antonomaia alla tutela e alla veridicità delle produzioni vinicole. Per questo chiediamo che si ponga fine a questo fenomeno». Il fenomeno del falso vino, e in generale del falso made in Italy nel settore agroalimentare, è emerso da una ricerca effettuata da Nomisma per conto di Indicod, l'istituto per le imprese di beni di consumo. Dallo studio emerge che se il grana padano e il parmigiano hanno il record delle imitazioni, i falsi vini si sono conquistati grosse fette di mercato. I veri vini, Chianti e compagni, negli Usa fanno registrare un fatturato di circa 397 milioni di dollari mentre, secondo la ricerca, il falso ha un volume di vendite pari a 541 milioni di dollari. Cifre che indicano come quasi il 10% del mercato nord americano del vino sia rappresentato da imitazioni, da prodotti che ne storpiano il nome, ne ricordano la confezione o più semplicemente vengono venduti per autentici. «Il vino e le produzioni tipiche - dice Saturnini - sono legate al territorio, dobbiamo far leva su questo per non subire simili vergogne. E poi dobbiamo evitare che arrivino sul mercato prodotti, come i vini australiani, che hanno prezzi la metà di quelli italiani. Non vogliamo impedire agli altri di produrre vino, ma di sfruttare il nome per avere successo».

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