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La Nazione

Vendemmia a rischio ... O bene bene, o male male. Per la vendemmia 2003 in Toscana non pare proprio ci siano alternative. Il paradosso è che il vino di questa annata dipende dall’acqua. Se non piove, e bene, entro la fine di questa settimana, una decina di giorni al massimo, addio grande qualità e forse, in taluni casi, anche addio raccolto. In molte zone della Regione, evidentemente più calde e siccitose e con terreni più sciolti e permeabili, non pochi vigneti già mostrano segni evidenti di carenza idrica - stress idrico lo chiamano più precisamente - con foglie ingiallite, tralci inariditi e, qui e là, qualche pianta che è proprio seccata. Gli amari effetti della siccità. Per adesso molto contenuti e soprattutto localizzati. Tanto che, se appunto si deciderà a piovere “con giudizio”, cioè in maniera piana, abbondante e prolungata, senza scrosci violenti e soprattutto senza la maledetta grandine, la vendemmia si indirizzerà verso una qualità sicuramente superiore, d’eccellenza. Ad ora i grappoli sono belli, sani, ben sviluppati. Basterà la benedetta pioggia a determinarne una crescita armonica ed equilibrata. Anche se poi la parola finale e decisiva la dovranno pur sempre dire le ultime settimane di maturazione, gli ultimi giorni prima della raccolta.
La grande scommessa è dunque l’acqua. Per il resto la vendemmia di quest’anno ha già due connotazioni certe: sarà infatti quantitativamente “povera”, a causa delle gelate di aprile che hanno limitato il numero di grappoli, e sicuramente anticipata - almeno di una quindicina di giorni, predicono gli esperti - per quanto concerne i tempi di raccolta, tanto che non poche aziende agricole hanno anticipato le ferie del personale. Un fenomeno, quest’ultimo, che generalmente viene considerato positivo ma non da tutti. Ezio Rivella, presidente dell’Unione Italiana Vini, è del parere che la vendemmia anticipata sia sempre un bene. Ma - aggiunge subito - è ancora presto per parlarne. La stagione è bene impostata ma è bene che l’estate continui, beninteso con qualche pioggia salutare. A rimpiangere le stagioni e dunque anche i cicli di una volta è invece l’enologo Carlo Ferrini, uno dei più grandi esperti del settore, che preferisce l’alternanza fra caldo e pioggia. Un salto di stagioni, come quello al quale stiamo assistendo - sostiene - non può essere considerato positivamente perché la vigna deve fare il suo ciclo.
A prescindere dalla data della vendemmia, resta la previsione di una raccolta modesta. Forse solo un poco più robusta di quella dell’anno scorso consegnata agli annali come una fra le più magre in assoluto nella storia della vitivinicoltura regionale e nazionale. Poco male se ci sarà “qualità”. In caso contrario si farà molto grigio l’orizzonte dei vignaioli toscani alle prese con un mercato che molti già giudicano “allo sbando”. Qualcosa di più preciso si saprà fra poche settimane, quando si conoscerà il dato ufficiale delle giacenze di vino in cantina, che si teme ben più alte dei limiti fisiologici. Il periodo “riflessivo” del vino, d’altronde, è ben testimoniato dalla frenata dell’export (- 17%) e dalla caduta dei prezzi dei prodotti di modesta qualità - sono pressochè dimezzati, attestandosi sui 160-170 euro al quintale - e anche di quelli di fascia media (intorno ai 270 euro). Il peggio è che anche l’imbottigliato, alta gamma compresa, comincia ad accusare seri segni di “sofferenza”, con situazioni che cambiano di giorno in giorno e forti oscillazioni. La conseguenza, di sicuro, di un’economia globale in fase asfittica, di attentati, guerre e accidenti vari (come la Sars), dell’euro forte ma anche di una concorrenza sempre più larga e agguerrita. Ma c’è chi dice, magari battendosi il petto, che ci abbiamo messo anche molto del nostro. Ad esempio con una politica dei prezzi smodata e di rincorsa nella quale si sarebbe distinta particolarmente la nostra Toscana. Vedremo. (arretrato de "La Nazione" del 27 luglio 2003)

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