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La Nazione

Vendemmia da Cin Cin, Settembre permettendo. Gli enologi: “Il 2006 sarà un’annata di qualità”... Caldo e freddo, siccità e alluvioni. In sintesi, guardando ai vigneti prossimi alla vendemmia, un’altra annata capricciosa “che sarà ricordata per la sua incostanza ed eterogeneità”. Parola di Giuseppe Martelli, direttore di Assoenologi, la storica organizzazione dei wine-maker italiani. Quindi? Le previsioni sul millesimo 2006, che tradizionalmente Assoenologi formula a inizio settembre - con approssimazione (lo scarto coi dati Istat è in media dell’ 1,6%), sono tutto sommato, buone. Qualità delle uve buona, in alcuni casi ottima: “Quadro eterogeneo, ma con ottime possibilità di forte recupero - spiega Martelli - nonostante le bizzarrie del tempo. L’andamento di settembre, come al solito, sarà decisivo”.
Servono giornate ricche di sole, scarse di pioggia e con buone escursioni termiche notturne. Si produrranno – sempre secondo le stime Assoenologi – 51,5 milioni di ettolitri divini e mesti, con un incremento di circa il 2% rispetto alla scorsa campagna (50.566.000 ettolitri). Si è decisamente lontani dalle medie produttive di 63,6 milioni di ettolitri degli anni 1986/1995. E per fortuna, perché anche producendo sui 50 milioni di ettolitri siamo sempre in overdose, come dimostra il continuo ricorso alle distillazioni per smaltire le eccedenze per diversi milioni di ettolitri.
Del resto negli ultimi tre lustri l’Italia ha perso 178.000 ettari vitati, equivalente alla superficie produttiva oggi posseduta dal Piemonte e dalla Sicilia insieme. Le stime di Assoenologi ritoccano all’insù quelle - diffuse pochi giorni fa - da Fedagri/Confcoopeartive, che associa le più importanti cantine sociali del Paese, che avevano fissato la produzione a 50 milioni di ettolitri.
“Comunque di qualità tendenzialmente ottima” parla il presidente Fedagri, Paolo Bruni, mentre Luigi Pasetto presidente del settore vitivinicolo, stila la classifica dei volumi produttivi: in testa la Puglia (8 milioni di ettolitri), seguita da Sicilia, Veneto ed Emilia Romagna. Ormai l’Italia del vino ha due facce: le esportazioni tengono, nei primi 6 mesi 2006 sono cresciute del 12% in quantità e del 7%.
Ma i consumi interni calano: siamo sui 49 litri pro capite contro gli oltre 100 degli anni Settanta. Tutto questo si riflette sui prezzi calanti delle uve e sui redditi delle aziende della fascia media del mercato. Insomma la produzione ottimale sarebbe sui 45 milioni di ettolitri, per non creare surplus, con una decisa inversione verso la qualità “senza se e senza ma”.
Decidendo, ad esempio, di rendere obbligatoria per tutti i vini Doc l’indicazione dell’annata in etichetta o mettendo mano ad una revisione del sistema delle Doc, molte delle quali sono solo sulla carta. Su 336 denominazioni - documenta Assoenologi - 90 sfruttano meno del 50% della loro potenzialità, 14 sono sotto il 5% e sembra non abbiano mai fatto uscire una bottiglia (arretrato de La Nazione/Il Giorno/Il Resto del Carlino del 3 settembre 2006)
Autore: Lorenzo Frassoldati

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