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La Nazione

Chianti Rufina. Nuovi vertici e sfide ambiziose ... Difesa dell’identità, ricerca decisa della qualità, sinergia con gli enti locali per la valorizzazione di “territori e prodotti magnifici”. E’ chiaro e ambizioso il programma di Giovanni Busi, 47 anni, sposato, tre figli, titolare dell’azienda agricola di famiglia Travignoli: dopo i nove anni di “governo” di Ferdinando Frescobaldi, è il nuovo presidente del Consorzio Chianti Rufina, antica denominazione con tanta voglia di crescere, e consapevole del proprio valore. “La qualità del nostro vino - dice Busi - è superiore rispetto alla denominazione “Chianti” più vasta, che va da Arezzo a Pisa. E adesso, dopo anni occupati in un grosso studio sulla zonazione con l’Università di Milano, che ci ha permesso di individuare i doni migliori di sangiovese, lavoriamo ad aumentare la superficie vitata: abbiamo reimpiantato di recente circa 100 ettari di viti, vogliamo arrivare dai circa 750 ettari di oggi al traguardo dei mille”.
I risultati si vedono già, dice Busi: c’è un grosso recupero dell’export in Germania, va bene negli Usa, si comincia a sentire l’interesse dell’Est europeo (Ucraina, Russia), della Cina (“ma bisogna fare attenzione agli accordi”) e dell’India. Ma soprattutto il Chianti Rufina, 25mila ettolitri di vino prodotti ogni anno per 3 milioni di bottiglie, punta su un progetto territorio a braccetto con la Comunità Montana della Montagna fiorentina: “La scelta si fa non solo sui doni ma su tutta la filiera e sull’intero territorio”, dicono insieme il vicepresidente del Consorzio, Alfredo Massetti, della Fattoria di Grignano, e Nicola Danti, presidente della Comunità Montana. Le prime iniziative già a Vinitaly, tra una settimana.

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