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La Repubblica

11 vini novelli da bere subito … Il calore delle caldarroste e il profumo di lamponi dell’uva appena raccolta: un rito riscoperto da molti produttori in tutta Italia… “Ma per le vie del borgo dal ribollir de’ tini va l’aspro odor de i vini l’anime a rallegrar”. Di nebbia ce n’è poca (il riscaldamento climatico sta facendo vivere alla campagna una seconda primavera), ma il profumo di vino e l’allegria, citati dal Carducci, impregnano l’aria di novembre per chi ama la vigna e i suoi frutti. Nei giorni che precedono e seguono l’estate dei morti, l’11 novembre, San Martino - a cui il poeta toscano dedica l'omonima celebre poesia - autunno, in molti borghi, ancora fa rima con novello. Il vino nuovo, quello ricavato dalla macerazione carbonica dei grappoli appena colti. L’uva fermenta in vasche saturate con anidride carbonica e nel giro di un mese il primo vino è fatto, imbottigliato e pronto per essere versato nei calici di chi ama quel gusto fresco dell’uva appena spremuta. In Francia il terzo giovedì del mese di novembre si lancia il “beaujolais nouveau” (dal nome dell’omonima zona a Sud della Borgogna), vino a base di uva Gamay, con feste in vigna, nelle case e per le strade, condite da calici, castagne e calore. In Italia la tradizione del novello s’è un po’ persa fra i filari delle novità, ma dal Friuli alla Calabria, molte aziende non rinunciano a celebrare il vino nuovo con degustazioni e visite in cantina all’insegna dell’ingrediente magico della convivialità. “Parlare di novello ci rallegra sempre - dice Rudy Zeni dell’azienda trevigiana di famiglia - La nostra curiosità è iniziata a metà degli anni 90, e fin dall’inizio ci siamo avvicinati al vino novello privilegiando il frutto, esaltando la sensazione della ciliegia con un colore rosso intenso con riflessi violacei. Un grande successo per la sua altissima “aromaticità” e facilità di beva, senza rinunciare al corpo e alla durata del vino. Ad oggi riusciamo a mantenere il nostro novello con molta autorevolezza poiché l’aspetto qualitativo è stato mantenuto in tutti questi anni, anche gestendo una grande controtendenza del mercato. Fare novello è per noi interpretare una stagionalità del vino, un vino trasversale senza pregiudizi, con un frutto che fa emozionare”. In Umbria, nelle tenute Lungarotti di Torgiano e Montefalco il vino novello si festeggia con appuntamenti culturali ed enogastronomici, inseriti in Cantine Aperte a San Martino, iniziativa organizzata dal Movimento Turismo del Vino. Anche nelle Marche c’è chi difende la tradizione, come la giovane produttrice Marianna Velenosi: “Il Novello è uno dei vini Velenosi in cui crediamo di più. Come si fa a non amare il primogenito? Ne apprezziamo la vivacità e la freschezza, l’ultimo sorso d’estate nel cuore dell’autunno. Un vino semplice, ma generoso nei profumi e nei sapori, che ha la capacità di portare il buonumore, scaldare gli animi e a volte anche la conversazione”. E guai a chi dice che il novello sia morto, classificandolo come prodotto “frivolo”, lo evidenzia la stessa Velenosi: “Chi dice che il novello non è un vino serio non è mai stato in cantina ad assistere al lungo, lento e delicato processo della macerazione carbonica. Il novello è un vino per gente che sa apprezzare le prime castagne nella nebbia di novembre, il fuoco acceso e gli amici che ridono. E per chi sa che gli abbinamenti con la tavola sono in continua evoluzione”. Orgoglio Novello anche in Calabria, dove Cantine Spadafora producono uno dei più interessanti del meridione, universalmente apprezzato. “Noi lo abbiamo sempre prodotto, fa parte della nostra tradizione aziendale - rivendica il titolare Ippolito Spadafora - Certo, è complicato da collocare sul mercato, anche perché ci sono colleghi che lo considerano un prodotto di bassa qualità, ma per noi è al pari degli altri. Fino a 4-5 anni fa ne facevamo 25-30mila, quest’anno chiudiamo a 7.500, che vendiamo in enoteche e ristoranti in Calabria, Olanda e Inghilterra”. Tra i consumatori, i fedelissimi del novello apprezzano anche la versione francese. Lo testimonia Romina Romano, country manager Italia di Les Grands Chais de France: “In Italia registriamo interesse verso il vino novello francese, soprattutto nel canale della grande distribuzione di alto posizionamento. Nel Belpaese vendiamo 20.000 bottiglie di Primeur - disponibile già dal 21 ottobre - e 60.000 bottiglie Beaujolais Nouveau che esce sul mercato il 17 novembre. Il Beaujolais Nouveau, a base di uve Gamay, porta con sé una lunga tradizione storica e il grande prestigio del territorio in cui nasce nel Sud della Borgogna. In generale questa tipologia di vini evoca la convivialità e celebra l’inizio dell’autunno. Il suo essere un vino fresco e di grande bevibilità, noto in tutto il mondo, lo rende intramontabile”.

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