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La Repubblica

“Wine to Asia”, digital e social. Al via il network per l’export … “Shenzhen ha il più alto tasso di crescita economica in Cina negli ultimi venti anni e sono presenti il 30% degli importatori totali di vino”: Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere, ha scelto il Vinitaly, la più importante manifestazione internazionale di settore, per annunciare la partnership con uno dei maggiori gruppi di eventi,comunicazione e marketing del Dragone, Shenzhen Tao show Culture & Media, società che fa parte di Pacco Communication Group Ltd, un nome che non suona proprio bene in italiano, mentre con la pronuncia cinese può diventare Bacco. Una realtà con sede, appunto, a Shenzhen ma attiva anche a Beijing, Chengdu, Xi’an e Shanghai, i principali hub della vendita e distribuzione di vino. Wine To Asia, questo il nome della piattaforma multicanale di Veronafiere, è una newco di cui la Spa veronese detiene la quota di maggioranza. La partnership guarda a tutto il Far East e diventerà operativa a partire dal 2020, all’insegna di marketing e nuove frontiere digitali e social. Shenzen, nel cuore del Guandgong, storicamente l’area più industrializzata della Cina, oggi crocevia della Guangdong-Hong Kong-Macao Greater Bay Area che conta oltre 100 milioni di abitanti, la Silicon Valley del Paese, secondo i piani del presidente Xi Jinping deve diventare la prima regione al mondo per brevetti tecnologici, incubatore di startup, investimenti in innovazione e digitalizzazione. Il gruppo cinese si occupa di strategie online e offline di promozione nei settori wine&food e lifestyle e collabora con Verona-fiere-Vinitaly già da sei anni: insieme promuovono il fuori salone di Chengdu, appena concluso, e i road show promozionali e culturali nelle città di prima e seconda fascia della Cina. Pacco Group Ltd è co-organizzatore, inoltre, di CF-DF-China Food & Drink Fair e del Tao Show, il fuori salone del vino di Chengdu, appunto, due tra le più importanti manifestazioni b2b su vino e spiriti in Cina. Nel comparto wine ha una rete di contatti di oltre 150mila produttori internazionali, importatori e distributori cinesi , come ha puntualizzato Alan Hung, ceo di Shenzhen Pacco Cultural Communication. Tra i partner e i clienti, anche Agenzia Ice, JamesSuckling.com, Rhone Valley, Bordeaux Wine School. “Vinitaly è il brand forte del vino italiano in Cina, un marchio riconosciuto su cui stiamo costruendo un modello di stile tutto italiano di promozione in Asia - incalza Mantovani - L’evento è b2b, prevede nella fase di startup up la presenza di 400 espositori e si configura fin da subito con un respiro internazionale”. Quello asiatico è considerato il più grande e promettente mercato per il vino, ma la quota dei vini italiani è ancora bassa rispetto ai più agguerriti concorrenti francesi, che sono arrivati prima di tutti e soprattutto con strategie di marketing più compatte e unitarie, come gli australiani, altri importanti esportatori di vino nel Far East. Il lavoro da fare è tanto. Molti nostri storici produttori si sono fatti strada. Agricola Masi, dagli anni Ottanta in Cina, è addirittura sbarcata su WeChat, la piattaforma multitasking sviluppata dalla società del Dragone Tencent, un concentrato di Whatsapp, Facebook, Instagram che serve anche come sistema di pagamento e che conta un miliardo di utenti attivi ogni mese. Una via per creare una community social. Così come Veronafiere ha fatto al Fuori Salone di Chengdu, con un’app Vinitaly. Altri hanno accelerato la marcia verso l’estero unendo le forze, come i brand della Iswa, Italian signature wine academy, a cui partecipano dalla veneta Allegrini alla siciliana Pianeta. Ma serve una piattaforma Paese, un network solido che supporti tutto il Made in Italy in bottiglia. Il piano industriale di Veronafiere al 2022, che prevede investimenti per quasi 100 milioni di euro, punta molto sul mercato del Far East, come ribadito dal presidente di Veronafiere, Maurizio Danese. Lo chiedono gli operatori non solo di Vinitaly, ma anche di altre manifestazioni come Marmomac, per marmo e design, e Fieragricola, per l’agrimeccanica. Il progetto ha il sostegno di Massimo Geraci, sottosegretario allo Sviluppo economico, ex banchiere d’affari che ha vissuto per oltre 10 anni in Cina e ritiene tutto il progetto: “Una modalità di approccio innovativa al crescente mercato asiatico”. Un tassello sulla Via della Seta.

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