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La Repubblica

Cin Cin beffardo a Trump “L’annata del vino salvata dalla minaccia dei dazi” … A inizio 2020 l’ipotesi di tasse alte da metà febbraio spinse i distributori americani a fare scorte. Così il lockdown pesa meno su un periodo negativo…Di “ripresina” parla Fabrizio Bindocci, presidente del Consorzio del Brunello di Montalcino. Di “recupero” quelli del Consorzio del Chianti Classico. Comunque lo si definisca, un felice bimestre giugno-luglio non basta a sanare un primo semestre 2020 negativo per il settore toscano del vino a causa di oltre due mesi di lockdown. Segno meno per il Brunello, fanno - 12% il Chianti Classico, - 6% il Chianti. Il calo generalizzato ha però tassi inferiori alla media dell’economia regionale. Merito involontario di Donald Trump, che minacciava di penalizzare il vino toscano e che invece, suo malgrado, ne ha decretato la tenuta. Come? Tra fine 2019 e inizio 2020, quando il presidente Usa ipotizzava dazi pesantissimi sui vini toscani in relazione alla querelle Air-bus-Boing, per anticipare la misura protezioniste e fare scorte i distributori americani hanno accelerato le importazioni e riempito i loro magazzini di vino toscano. “Trump beffato per sua stessa mano”, è il ghigno che si concedono i produttori. Un sorriso in mezzo ad un contesto di criticità, dovuto per lo più al lungo stop totale nel cosiddetto canale horeca (hotel, ristoranti ed enoteche) che resta il primo sbocco per i vini di più alta qualità. Il Consorzio del Chianti Classico, grazie alle vendite anticipate ad inizio anno e alle performance di giugno e luglio, che hanno superato i valori dei rispettivi mesi di un anno prima, è riuscito a ridurre a -12% la contrazione del business del primo semestre che in certi mesi aveva toccato il - 25%. E nei giorni scorsi l’assemblea dei soci ha approvato un piano straordinario di interventi per supportare le aziende del Gallo Nero nell’emergenza post Covid. Oltre al già annunciato accordo con Mps per permettere ai produttori di dare il vino in pegno rotativo fino alla vendita in cambio di credito, i pezzo forte del piano di emergenza e la costituzione di un fondo di stabilità fino a 1,5 milioni di euro, alimentato da tutte le aziende che imbottigliano Gallo Nero, e che - come ha spiegato il presidente del Consorzio Giovanni Manetti - servirà a dare “sostegno immediato alle aziende più colpite, con spirito solidaristico”. Il fondo potrà essere utilizzato in parte, in via eccezionale e in extrema ratio assolutamente inedita, per acquistare partite di vino sfuso Chianti Classico 2019 da viticoltori in emergenza, che non riuscissero a vendere il prodotto e fossero in crisi di liquidità. Nei primi sei mesi dell’anno segnalano un - 6% di vendite i tremila produttori del Consorzio vino Chianti, che smerciano il 70% degli 800 mila ettolitri prodotti (valore 400 milioni di euro) sul canale della grande distribuzione organizzata, meno attaccata dalla crisi. “A gennaio avevamo numeri positivi di crescita, ora la quota di vendite nella Gdo è destinata a raggiungere quota 80% -spiega il presidente del Consorzio Giovanni Busi - Ciò non toglie che le aziende siano in forte difficoltà. Chi vende molto sulla Gdo, soffre perché i margini sono bassi, mentre gli altri, soprattutto nicchie di aziende più piccole, patiscono la crisi del canale horeca e si salvano mettendo in commercio lo sfuso. Il problema è che il 60-65% delle spese delle aziende si concentra in questo periodo dell’anno, quando c’è da pagare i lavori nei campi: serve liquidità, ma le banche sono sorde. Gli imprenditori sarebbero disposti ad indebitarsi, ma poi quando vanno in banca...buttano solo la benzina del viaggio”. “A giugno abbiamo visto i primi segnali di ripresa, l’annata 2014 è già stata tutta venduta”, dice Bindocci del Consorzio del Brunello, che può essere commercializzato dal primo gennaio dell’anno successivo al termine di cinque anni dalla vendemmia. E anche Bindocci brinda alle sparate di Trump. Se non fosse stato per lui, le ferite sarebbero state più profonde.

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