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La Repubblica

Vendemmia da viaggio … Tredici milioni di persone: in tre anni sono triplicati i turisti che vanno a raccogliere l’uva. E ora c’è anche il personal wine trainer. Come funziona e dove andare... Un esercito di vignaioli sta per invadere le cantine nostrane. Vestiti con gonnelloni o pantaloni corti, disposti a sporcarsi di terra e schizzi di mosto, con cappelli di paglia e armati di grembiule, cesto e forbici, sono tredici milioni gli enoturisti che ogni anno decidono di passare tra botti e filari almeno una giornata o qualche ora. Sempre di più scelgono quella che viene chiamata la vendemmia esperienziale: provare in prima persona a raccogliere l’uva, sperimentare raspatura, pigiatura a piedi nudi, assaggio del mosto. Secondo Nicola D’Auria, presidente del Movimento Turismo del Vino, l’associazione che conta novecento cantine in tutta Italia e che ogni autunno organizza Cantina Aperte in Vendemmia (date e adesioni su movimentoturismovino.it), in tre anni i novelli contadini si sono triplicati, agevolati forse da una nuova legge ad hoc in grado di normare, e quindi di facilitare l’organizzazione, tutte le iniziative ospitate nei luoghi del vino, che sono tante. Nelle tenute vinicole non solo si raccoglie uva, ma ci si ferma per un pic-nic (Cantina Endrizzi di San Michele all’Adige, in Trentino); si pratica il nordic walking in compagnia di una guida esperta che illustra la cultura vitivinicola piemontese (Tenuta Isolabella della Croce nell’astigiano); si fa ginnastica con il personal wine trainer mimando le attività che vengono fatte in vigna, dalla zappatura alla raccolta (Agriturismo Al Rocol di Ome, in Franciacorta). Un festa bucolica che genera un fatturato di 2,5 miliardi di euro, e che scandisce tutte le fasi di lavorazione. Tanto più che neppure la neve di fine agosto che ha imbiancato le vette dell’Alto Adige, ha frenato l’ottimismo per quella che si preannuncia, secondo le stime di Coldiretti, un’ottima annata. Anzi, come ha fatto notare Martin Foradori Hofstätter dalla sua cantina di Tramin-Termeno: “Questi 25 centimetri di neve hanno portato le migliori condizioni per la fase finale di maturazione dell’uva, esaltando profumi e aromi, e preservando freschezza e acidità”. Conoscenze tecniche che Nicola Venditti, viticoltore bio della provincia di Benevento, fa acquisire ai suoi visitatori facendo loro vivere una vendemmia notturna che inizia verso le quattro del mattino: “Al di là dell’atmosfera, è bene avere consapevolezza delle condizioni che esaltano la qualità dell’uva che, con le basse temperature delle prime ore del mattino, conserva infatti maggiori aromi. Il “tour” prosegue poi con la scelta e la lavorazione di ciò che si è raccolto, almeno per i bianchi, quindi con l’assaggio del mosto e un suo controllo fisico e chimico. E verso le sette e mezza, tutti a fare colazione con un’insalata di pomodori, patate, cipolle, alici e peperoni dell’orto, accompagnata da un buon bicchiere di vino” dice Venditti. Il quale, da enologo appassionato, una decina di anni fa ha impiantato un vigneto didattico con dieci filari e una ventina di vitigni di varietà autoctone e antiche: “Grieco, uva Cerreto, Piedirosso, Mangiaguerra, Olivella Nera, Agostinella, e una Barbera che non ha niente a che fare con il più conosciuto vino piemontese, ma che deriva da un’uva rossa resistente alla fillossera, un tempo chiamata “uva di zio Beppe” o “Barbetta”, e poi riportata con il nome simile, ma sbagliato, sugli atlanti dei vitigni italiani: è qui che organizzo la mia vendemmia aperta, perché si possa conoscere qualcosa di più del nostro territorio” conclude. Cosa è infatti la vendemmia se non cultura contadina e lavoro agricolo, faticoso e spesso ingrato? “Molti chiedevano di venire tra i filari, e sono stati accontentati, ma certo la vendemmia vera, il lavoro che ne consegue, ha tempistiche e modalità sue”, dice Daniela Vellano della tenuta di Ca’ San Sebastiano in Monferrato che pure a raccogliere e pigiare l’uva ha portato anche chi veniva per la vinoterapia della Spa. Uno sforzo organizzativo compito anche dalle cantine del Consorzio Piana Rotaliana Königsberg con VendemmiAmo, una proposta di vacanza alternativa per vivere in prima persona l’esperienza della vendemmia in quei 450 ettari tra Mezzocorona, Mezzolombardo e San Michele all’Adige che costituiscono il regno del Teroldego, “principe” dei vini trentini (cantine aderenti su pianarotaliana.it). Poco, in questa festa tra le vigne, si percepisce della vendemmia in quanto motore economico che, anche occasionalmente a studenti, disoccupati, cassintegrati e pensionati, dà lavoro, considerata tutta la filiera, a più di un milione di persone, impiegate in 310 mila aziende agricole e quasi 46 mila aziende vinificatrici. Un mondo produttivo che dalla vendita del vino produrrà alla fine un fatturato di 10,6 miliardi di euro (dati Coldiretti). Poco, ma tutto sommato si brinda, si onora la vita in campagna, si sta in compagnia. E non è poco.

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