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la Repubblica

Corsa di 8 anni, Fine Wine battono le Borse ... I Fine Wine battono le Borse. Gli analisti del Liv-ex (London international vintners exchange), il mercato secondario con base a Londra, hanno messo a confronto il Liv-ex 100, il benchmark di riferimento della rosa al top dei vini d’eccellenza, con i principali indici azionari e azioni a partire dal dicembre 2003 a fine settembre. Settembre è stato un mese non buono per le azioni così come il terzo trimestre dell'anno: S&P 500 era sceso del 4.8%, il suo peggior mese dal marzo 2020, quando la pandemia ha iniziato a mordere. I timori della risalita dell’inflazione, le preoccupazioni per il mercato immobiliare cinese, tirato giù dai debiti del colosso del real estate Evergrande: una serie di nubi si sono addensate sui listini. mentre il prezzo dei Fine Wine è rimasto solido. Gli indici chiave, il Liv-ex 100 e il Liv-ex 1000, il più ampio, hanno segnato nuovi record, dopo la pronta ripresa rispetto alle prime ondate della crisi da Covid 19. In particolare il Liv-ex 1000 ha segnato il suo ottavo mese di record di fila. Il Liv-ex 100 raggruppa le 100 etichette più scambiate del momento, tra cui Barolo 2014 Bartolo Mascarello, Barolo Villero 2013 Brovia, Sperss 2013 Gaia, Barolo Riserva Monfortino 2010 Giacomo Contemo, Masseto 2014 e 2015, Ornellaia 2013 e 2015, Sassicala 2014, 2015 e 2016, Solala 2015 e Tignanello 2015 e 2016. Aveva toccato il suo record a giugno 2011, quando raggiunse i 364,69 punti, per poi precipitare sotto i colpi della fine della spinta rialzista della Cina, rimbalzando più di un decennio dopo - a 364,44 punti: è in crescita del 5% sul trimestre precedente, con incremento del 14,2% da inizio anno e del + 17,4% negli ultimi 12 mesi, un trend che poggia sulla solidità delle etichette di Italia, Borgogna e Champagne. Tra i sottoindici va molto bene il Fine Wine 50, che traccia il progresso dei Premiers Crus, ovvero Lafite Rothschild, Mouton-Rothschild, Haut-Brion, Margaux e Latour, in crescita del +4% sul trimestre precedente e dell’ll 6% da inizio anno, con l’annata 2018 di Lafite che sin qui è stata l’etichetta più scambiata a valore - del 2021. Il sottoindice più performance del trimestre è stato lo Champagne 100, cresciuto del +6% tra luglio e settembre, ma il Borgogna è il più solido su un periodo più lungo: da inizio anno è cresciuto del 16,8%, mentre rispetto a un anno fa del 18%. Spicca un rinnovato interesse per Domaine de la Romanée-Cont. Oltre ai movimenti di prezzo, si continua a registrare un trend verso una maggiore diversificazione dei territori: scende la quota di Bordeaux, numero uno storico per quantitativi scambiati, e aumenta la quota dei vini italiani, al di fiori della Toscana, e il Resto del Mondo. Le etichette blasonate di Toscana e Piemonte, che finora avevano fatto da traino, hanno aperto le porte anche ad altre regioni e nuovi produttori. Aumenta la diversificazione e dagli Usa, come dalla Gran Bretagna e dall’Asia, i buyer e i consumatori hanno orientato le loro scelte sui vini d’eccellenza del nostro Paese. La quota di mercato degli scambi è salita al 16% sullo scorso anno, un livello record. Dato che porta l’Italia al terzo posto per le categorie più trattate, dopo i Bordeaux e i Borgogna. Nel Liv-ex 1000 i vini italiani si sono attestati terzi anche per performance, in crescita del 12,2% sull’anno precedente.

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