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La Repubblica

Green Deal in vigna. Vino, transizione bio … Brunello e Chianti Classico guidano la conversione. Bindocci: “Stiamo andando più veloci del previsto”… La viticoltura biologica è una realtà in espansione in Toscana, dove la coltivazione dei vigneti con metodi bio copre il 24,4% della superficie regionale. L’obiettivo delle migliori denominazioni toscane è quello di produrre un vino sostenibile, assecondando la crescente richiesta dei mercati, attraverso ricerche e studi che garantiscano il mantenimento della qualità eccellente nel rispetto dei vitigni e dei territori di appartenenza. Montalcino, patria del principe dei vini toscani, il Brunello, è uno dei territori vitati a maggiore incidenza biologica d’Italia con una percentuale di 3 volte superiore alla media nazionale. Qui le vigne bio a coltivazione regionale certificata sono al 49,9% del totale coltivato per la docg. I viticoltori convertiti (o in fase di conversione) alla pratica sostenibile sono oltre 4 su 10: 106 aziende su 257. “Siamo soddisfatti per una transizione che si sta rivelando più veloce del previsto”, ha dichiarato il presidente del Consorzio,Fabrizio Bindocci. Un risultato storico condiviso con tutto il comparto vitivinicolo che è a una transizione ecologica. Agroecologia e produzioni biologiche rispondono alle nuove esigenze del Green Deal europeo, che mira a ridurre progressivamente l’impatto climatico dell’UE, che dovrà diventare climaticamente neutra nel 2050. Produrre un vino biologico significa promuovere la biodiversità e limitare l’utilizzo della meccanica e della chimica. Il Chianti Classico è a una svolta epocale: nel 2021 la produzione biologica per la prima volta ha superato quella tradizionale con il 52,2% di superficie vitata bio. La sostenibilità, che fino a pochi anni fa era appannaggio di nicchie produttive, oggi riguarda anche i grandi numeri e l’alta qualità delle migliori denominazioni del vino. Il primato bio nel Gallo Nero è stato annunciato a margine dell’anteprima Chianti Classico Connection. “È un traguardo importante - ha spiegato il presidente del Consorzio del Gallo Nero Giovanni Manetti - perché va incontro alla sensibilità dei consumatori e Perché alla produzione bio si accompagna l’innalzamento della qualità”. Le aziende agricole che concorrono a raggiungere numeri tanto importanti, producono anche olio e altri beni, ma il dato è significativo, come spiega la direttrice del Consorzio Carlotta Cori “perché riguarda solo la superficie vitata”. Le imprese viti vinicole che nel Chianti Classico si sono convertite o certificate bio, sono tra le 250 e le 300 su un totale di 500. Nella produzione di vino biologico bisogna rispettare protocolli di coltivazione dice Manetti: “Vietato l’utilizzo di prodotti chimici di sintesi nella coltivazione del vigneto con limitazioni specifiche anche di altre sostanze come il rame. E poi svolgere pratiche sostenibili e rispettose dell’ambiente, con obiettivi non solo ecologici, di rispetto del pianeta, ma anche qualitativi: l’uti-lizzo delle pratiche bio permette una migliore espressione dei caratteri territoriali nel vino”. L’attenzione per l’ambiente si declina anche nelle scelte energetiche, e così non mancano le aziende vitivinicole che si dotano di piccoli impianti fotovoltaici o eolici. La rivoluzione sostenibile è inarrestabile. Crescono le aziende biologiche e biodinamiche delle Terre di Pisa, delle Colline Lucchesi e della Maremma. Mentre la Doc Valdarno di Sopra potrebbe essere la prima a essere rigorosamente bio, con un percorso di inserimento nel disciplinare, già approvato in Regione, della possibilità di utilizzo della denominazione soltanto per vini biologici.

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