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La Repubblica

C’è una Ferrari a impatto zero … Le storiche Cantine Ferrari hanno raggiunto la carbon neutrality: tra fotovoltaico e fonti rinnovabili tagliate 989 tonnellate di CO2. Camilla Lunelli: “È il punto di arrivo di un percorso per tutelare le nostre Dolomiti”… Alla fine di marzo, le Cantine Ferrari di Trento avevano controbilanciato l’emissione nell’ambiente di quasi 1,2 milioni di chilogrammi di anidride carbonica. Un passaggio chiave che ha consentito all’azienda del gruppo Lunelli, affiancata dalla società di valutazione di impatto climatico Climate Partner, di ottenere la certificazione di carbon neutrality, ossia di impatto finale nullo in termini di inquinamento da gas serra a livello di emissioni generate direttamente dalla società (Scope 1), associate all'energia acquistata e consumata (Scope 2) e in parte anche prendendo in considerazione la filiera e la catena di creazione del valore (Scope 3). In quest’ultimo caso, le Cantine Ferrari sono risultate neutrali rispetto all’ambiente se si guarda ai viaggi aziendali, ai trasferimenti da casa al lavoro di dipendenti e collaboratori, oltre che alla catena delle emissioni a monte collegate ai consumi della società. La certificazione, aziendale e non di prodotto, è il risultato di tutta una serie di scelte e azioni volte alla riduzione delle emissioni. Tra queste, la realizzazione di un parco fotovoltaico sul tetto della cantina e l’acquisto di energia elettrica unicamente da fonti rinnovabili, che ha consentito di “tagliare” l’equivalente di 989 tonnellate di CO2 nell’atmosfera. “Già nel 2010 - spiega Camilla Lunelli, direttrice comunicazione e relazioni esterne del gruppo - abbiamo installato un impianto fotovoltaico, molto ampio ma non sufficiente a coprire il fabbisogno energetico delle cantine. Dal 2021, così, abbiamo deciso di acquistare dal nostro fornitore Dolomiti Energia elettricità al 100% da fonti rinnovabili. Il raggiungimento della neutralità climatica è motivo di soddisfazione per tutti noi e un passo importante nella realizzazione della nostra visione di sostenibilità. Siamo particolarmente contenti che ciò avvenga in occasione di un anniversario significativo quale quello dei 120 anni di Ferrari Trento”, appunto fondata nel 1902 da Giulio Ferrari. Quest’ultimo, inseguendo il sogno di creare in Trentino un vino che potesse competere con i migliori Champagne francesi, fu il primo a diffondere lo Chardonnay in Italia, cominciando a produrre poche, selezionatissime bottiglie. “Il traguardo appena raggiunto della carbon neutrality - sottolinea Lunelli - si aggiunge alle certificazioni biodiversity friend e biologica di tutti i vigneti di proprietà, ottenute rispettivamente nel 2015 e nel 2017, e si inserisce nella visione di responsabilità sociale di lungo termine dell’azienda, sancita pochi mesi fa anche dalla pubblicazione del primo report di sostenibilità. Il nostro impegno sul fronte agricolo continuerà. Inoltre, entro quest’anno entrerà in funzione il nostro nuovo impianto di depurazione: si tratta di un investimento a sei zeri che ci permetterà di compiere passi importanti dal punto di vista del recupero dei rifiuti”. Nel 2022, infatti, Ferrari Trento punta a completare la misurazione delle emissioni cosiddette “Scope 3” attraverso la mappatura socio-ambientale della catena di fornitura. Un processo che consentirà, nel 2023, di ottimizzare ulteriormente i consumi di acqua e di energia, così come di aumentare la quota di riciclo e recupero dei rifiuti e di definire gli standard sociali e ambientali dei fornitori. La neutralità è poi stata raggiunta con la compensazione dell'inquinamento attraverso crediti carbonici certificati, attività che come visto a fine marzo aveva consentito di controbilanciare l'emissione nell’ambiente di quasi 1,2 milioni di chilogrammi di anidride carbonica. A renderla possibile, nel concreto, è stato il supporto a un progetto per la produzione di energia eolica in Brasile. Più nel dettaglio, l’operazione è consistita nella costruzione e nella messa in opera di 14 impianti mossi dalla forza del vento a Piauí e Pernambuco, nel nordest del Paese sudamericano. In pratica, come si legge nel sito dove Climate Partner spiega l’iniziativa, l’energia pulita che in questo modo viene prodotta e consegnata al Brazilian interconnected system contribuisce a rendere l'ambiente più sostenibile, con tutta una serie di vantaggi per le comunità locali, evitando le emissioni di ossido di carbonio che altrimenti sarebbero state prodotte tramite la generazione di elettricità da fonti fossili. È stato così calcolato che il progetto consenta il risparmio di una media di 650mila tonnellate di CO2 annue. “Per Ferrari Trento - fa sapere Lisa Mazzon di Climate Partner - abbiamo calcolato l’impronta di carbonio (ossia la quantità dei gas a effetto serra emessi nell’atmosfera) collegata all’operatività generata dall’attività aziendale. Solo una volta misurata l’impronta, la stessa diventa gestibile e una società può capire come agire per ridurre le emissioni. Si spera che l’operazione apra la strada ad altre mosse simili da parte di aziende del settore vitivinicolo”. “Il nostro obiettivo - precisa Giorgio Bertolini, responsabile di Climate Partner Italia - non consiste solo nella misurazione delle emissioni ma anche nell’elaborazione di soluzioni per la loro riduzione. Il ridimensionamento dell'impatto ambientale alla fonte, ovvero nell’ambito delle attività dell'azienda e dei suoi fornitori, resta l’obiettivo primario, mentre la compensazione interviene per controbilanciare gli effetti di quei processi che non sono ancora del tutto modificabili. In sintesi: prima misuriamo, poi riduciamo e infine compensiamo ciò che ancora non si è potuto ridurre”.

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