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La Repubblica

Arnault Brinda con lo champagne … Dopo il successo del 2021, la nuova sfida di Lvmh con Dom Perignon Vintage 2004 – Plenitude 2. Le bottigle di alta gamma asset class ricercate… “In ogni sorso preso nel presente, noi beviamo nel passato, il momento del tempo quando questi acini furono raccolti; un momento andato ma ricatturato, così vivido che il nostro rapporto con la natura è rinsaldato profondamente”: Karen MacNail, guru americana della critica enologica, nel suo best seller Wine Bible riflette con toni filosofici sul vino. Sei vini delle migliori annate rinsaldano il legame con il tempo, questo legame viene amplificato nel Dom Perignon Vintage 2004 - Plenitude 2, etichetta che esce sul mercato solo dopo diciotto anni di maturazione, in edizione limitata. Gli appassionati di champagne sono spesso fedeli a una maison, e gli amanti del Dom Pérignon sanno che ogni millesimato nasce esclusivamente dalle migliori uve di un’unica annata e occorrono almeno otto anni di maturazione per vedere la luce. Nel suo percorso di ricerca la maison è andata oltre e, seguendo l’evoluzione del vino nel corso degli anni, ha giocato con il tempo. Per ogni Millesimato, fin dalla sua creazione, viene messo da parte un numero limitato di bottiglie, destinate a una maturazione più lunga. “In questo tempo supplementare, l’attività all’interno delle bottiglie continua a svilupparsi e i lieviti trasmettono al vino tutta la loro energia, in un misterioso scambio di vitalità”, spiega Vincent Chaperon, chef de cave, maestro di cantina della maison di Hautvillers (Reims). Una longevità prolungata, quasi infinita. A inventare i vintage Plenitude è stato lo chef de cave Richard Geoffroy, da qualche anno in pensione. Chaperon ha ereditato e interpretato con il suo talento questi incontri successivi con lo stesso vino. Segno che si può fare innovazione anche nel mondo, apparentemente immobile, degli champagne, costellato di Maison centenarie, di piccoli vignerons che si tramandano di generazione in generazione i codici della casa. Come per l’alta moda, anche nello champagne l’abilità consiste nellinventare senza tradire, nell’abilità di reinterpretare. E giocare con il tempo si è rivelata una strategia vincente. “L’annata 2004 segnerà la storia di Dom Pérignon per la sua ricchezza e generosità”, racconta ad Affari & Finanza Vincent Chaperon. Che spiega: “Contrariamente al 2003, anno torrido, lo sviluppo vegetativo è stato regolare e senza anomalie, il che ha portato a una resa abbondante, con acini grandi. Anche se il clima si era preannunciato mite, con un mese di agosto piuttosto fresco, è stato il caldo secco delle ultime settimane a determinare il carattere del Millesimo. La raccolta è iniziata il 24 settembre, di uve perfettamente sane e mature”. Pompelmo rosa e arancia rossa annunciano la Plenitude 2, per fare poi spazio al fico. La mineralità, ancora presente riappare in un finale salino, scandito da note tostate con un finale di liquirizia. Gli champagne portano allegria nei conti del portafoglio wine&spirit di Lvmh, big del lusso capitanato da Bernard Arnault a cui fa capo Dom Perignon. Al Liv-ex, il mercato secondario dei Fine Wine, piattaforma degli investimenti di passione, gli champagne più prestigiosi hanno fatto registrare un incremento record nel 2021, affermandosi come una asset class alternativa ai blasonati Borgogna e Bordeaux. L’alto di gamma traina il settore degli champagne, confermano gli analisti, ma il prodotto di eccellenza non vende per pura inerzia. Più si sale di livello, di immagine, più bisogna coltivare il valore aggiunto del brand. Cos’è che fa di uno champagne un prodotto unico? Cosa fa di una marca e di un’annata la sua identità irripetibile per stupire ogni volta? Ecco la chiave di volta delle strategie innovative. Lo scorso anno le vendite di Dom Perignon hanno fatto registrare un boom trainato proprio dal Dom Perignon 2003-Plenitude 2, come è evidenziato nella relazione annuale agli investitori di Lvmh. Ora la nuova sfida con Dom Perignon Vintage 2004-Plenitude 2.

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