02-Planeta_manchette_175x100
Allegrini 2018

La Repubblica / Affari E Finanza

Torna il Salone del Gusto e si trasforma nel grande palcoscenico di "Terra madre" ... Per cinque giorni, dal 26 al 30 ottobre, Torino sarà di nuovo il «villaggio globale del cibo». Il Salone del Gusto, arrivato alla sua quinta edizione, sposa infatti Terra Madre, l’incontro delle comunità contadine di tutto il mondo che già due anni fa gli aveva sottratto spazio e visibilità sui media. Conviveranno in pratica sotto lo stesso tetto, le due manifestazioni: le Olimpiadi invernali hanno lasciato in eredità al Lingotto Fiere, sede storica del salone dei golosi, un nuovo padiglione, quell’Oval dove i pattinatori su ghiaccio italiano hanno vinto tante medaglie e che adesso ospiterà gli oltre 6 mila agricoltori che Terra Madre porterà a Torino in rappresentanza di oltre 20 milioni di produttori agricoli di 152 paesi del mondo: contadini, ma anche pescatori, allevatori. Da quest’anno ci saranno anche studiosi e scienziati (hanno già annunciato la loro partecipazione alla kermesse torinese 400 università di tutto il mondo). E cuochi: un migliaio gli invitati, molti dei più famosi chef del pianeta, ma anche chi cucina nelle mense aziendali o scolastiche, le cuciniere delle trattorie di strada africane o sudamericane.
Il Salone, 140 mila visitatori nell’ultima edizione, si trasformerà così nel grande palcoscenico di Terra Madre: per la prima volta verranno ridotti gli spazi commerciali, il «mercato» (e il numero degli espositori) per far spazio ai Presidi, a quei prodotti a rischio di estinzione per i quali Slow Food ha avviato progetti di tutela: ce ne saranno 300 italiani e un centinaio di ogni parte del mondo, dal fagiolo zolfino toscano alla bottarga preparata dalle donne della Mauritania, al riso selvatico delle tribù native del Minnesota o al formaggio di latte di yak dei monaci tibetani. E sempre al Salone sfileranno i mille chef: i grandi nomi, dall’immancabile Ferran Adrià al nuovo astro spagnolo Dani Garcia, dal brasiliano Atala del ristorante Dom di San Paolo, all’italo tedesco Heinz Beck, della Pergola di Roma, dall’indiano Solomon al giapponese Teruo Sato. Oltre a uno schiera di italiani (dal torinese Davide Scabin all’emiliano Massimo Bottura al siciliano Pino Cuttaia). E con loro cucineranno e dialogheranno le centinaia di altri «umili» cuochi.
Un cibo «buono, pulito e giusto»: è lo slogan di questa edizione del Salone, e il titolo del libro pubblicato un anno fa dal suo ideatore e anima, Carlin Petrini, leader di Slow Food. «Sono i tre aggettivi spiega che il cibo deve avere per rispondere alle esigenze degli ecogastronomi, non più cricca di mangioni egoisti, per lo più facoltosi, ma consumatori consapevoli di poter incidere con le loro scelte sui modi della produzione alimentare». Parole che segnano anche la svolta «politica» di un movimento, Slow Food appunto, che quest’anno compie vent’anni. Un’associazione nata a Bra, nel profondo Piemonte, come «cricca di ghiottoni», appunto, sia pure «intelligenti», e che si è trasformata via via in movimento politico, leader delle battaglie per una globalizzazione intelligente e un’agricoltura sostenibile, diventando un fenomeno mondiale: che piace a destra come a sinistra, ha decine di migliaia di iscritti in ogni continente, tra cui Carlo d’Inghilterra, presidenti e capi di governo. Ma anche 200 dipendenti, un fatturato annuo da 20 milioni di euro, una casa editrice, l’Università del Gusto che, dopo le sedi di Pollenzo (in Piemonte) e Colorno (in Emilia), potrebbe aprirne una terza in Veneto. (arretrato de "Affari & Finanza de La Repubblica" del 12 giugno 2006)

Copyright © 2000/2019


Contatti: info@winenews.it
Seguici anche su Twitter: @WineNewsIt
Seguici anche su Facebook: @winenewsit


Questo articolo è tratto dall'archivio di WineNews - Tutti i diritti riservati - Copyright © 2000/2019

Altri articoli